Camerota: “itinerario” tra assedi e nuove sudditanze

di Redazione

‘Venere dea dell’amore, sdegnata per la crudeltà di Kamaratòn la trasformò in roccia ,   attuale sperone su cui sorge l’abitato di Camerota capoluogo’.
Questo accadde, secondo una mitica versione dell’umanista del 400 Bernardino Rota,  il quale avrebbe narrato dell’amore di Palinuro, non ricambiato, per  Kamaratòn ,  splendida donna che fu seguita in fondo al mare dal condottiero  e dal quale l’eroe non emerse mai più.
Pare che Camerota sia stata fondata nel VI secolo a.c. dai Focesi, la stessa popolazione greca che fondò la città di Elea-Velia.
Il castello fu edificato durante la guerra tra i Goti e Bizantini (535-553). E’ quasi certa l’influenza sul territorio di numerose domini quello  normanno, arabo, svevo, angioino, aragonese sino ai borboni.
Insomma a Camerota  capoluogo si respira aria di storia, di natura incontaminata, ed è senza dubbio  il luogo  deputato ad  accogliere i numerosi turisti che d’estate affollano i nostri splendidi luoghi. Ma non sembrerebbe  così, per motivi inspiegati, per ragioni  che è difficile comprendere, Camerota è lontana meta di turismo residenziale. Ci riesce difficile da capire come è possibile tenere questo capoluogo, in certi casi, con raccolte di “ mondezza “  e assurde discariche così  in bella mostra, da  far pensare che ci troviamo  di fronte a veri esempi di insensibilità organizzativa . Vedere un centro storico quasi deserto, un castello lasciato  in condizioni di fatiscenza come  se fosse  un semplice casolare abbandonato, ci sorprende e ci rattrista . Ci troviamo di fronte a  nuove invasioni barbariche, a  sudditanze  mai dimenticate o a semplice distrazione ?
Abbiamo fatto, passeggiando in questo splendido luogo, alcune domande a Gennaro Ciociano che con grande cortesia e pacatezza ci ha accompagnato  in questo “ itinerario”.

Ci troviamo molto vicino  all’entrata del paese, località Capocanto denominata così perché si racconta che, il  23 luglio 1647 una sanguinosa rivolta a Camerota, nel periodo della rivoluzione di Masaniello si concluse con la morte del feudatario, che aveva tentato di ripristinare lo jus primae noctis.
I Camerotani  inferociti uccisero il Marchese facendolo a pezzi che poi  disseminarono un po’ dovunque : la testa , pare, fu sepolta in questo luogo.
Ci  dà  il benvenuto una discarica a cielo aperto.





Camerota dovrebbe avere riconosciuto  un ruolo rilevante nel dibattito turistico che è in atto da tanti anni nel nostro comune?

"Per la sua storicità,  le sue bellezze naturali, i percorsi naturalistici, il centro storico,tra le quattro frazioni, Camerota potrebbe aspirare al ruolo di capofila in quella che è l’iniziativa turistica. Da più direzioni ci arriva la considerazione che la vacanza non è solo mare. Si parla di turismo culturale, ebbene Camerota ha dei notevoli riferimenti storici e culturali.  Mi riferisco all’artigianato, alla musica e non ultimo all’assetto architettonico dell’ intero paese. Valorizzando il paese  con varie iniziative come quelle di questi scorsi anni, con apposita organizzazione turistica, Camerota potrebbe avere anche un turismo stanziale, per un periodo medio lungo di vacanza. Come c’è normalmente a Marina. Bisognerebbe valorizzare le case attraverso giusti prerequisiti, ristrutturare recuperandolo  l’intero centro storico. Ci sono già richieste di affitto, ma per il momento vanno nella direzione del mero risparmio, si sa verso il mare costa molto di più. I piccoli proprietari non sono aiutati , non c’è un’ organizzazione."

Quindi lei propone una rilettura e una riorganizzazione dell’intera “macchina “ turistica… le risulta che l’attuale Amministrazione ha delle idee in proposito?

"Questo paese potrebbe fare la differenza culturale e ambientale… circa le idee degli amministratori francamente non saprei. Quello che so, che è sotto gli occhi di tutti, è che siamo  quasi a luglio e ci sono dei posti come questo  che sono abbandonati e trascurati…"

Dove siamo adesso ?

"Questa è zona eliporto . Chiamata anche traforo, il degrado è visibile. Pensi che questa area introduce al  sentiero che conduce alla grotta di S. Biagio, una percorso molto interessante. La grotta, lunga diversi metri, ospita una cappella ed è presente  una vasca per la raccolta dell’acqua.
L’eliporto è stato per anni abbandonato, presumibilmente, per un problema di messa in sicurezza. Ultimamente, però, è stata effettuata una bonifica, è stata riappesa la targa dedicata al primo atterraggio compiuto dal pilota La Sorella, ma dopo questi interventi si può vedere in che stato è. A monte dell’eliporto c’è l’anfiteatro, andiamo a vedere…
Questo anfiteatro è la risposta chiara alla mancanza d’interesse e alla scarsa considerazione delle reali potenzialità di questo paese da parte dei cittadini e degli stessi amministratori. Mi fa specie il fatto che abbiamo una nutrita leadership camerotana nella gestione amministrativa e francamente potrebbero essere più generosi con il nostro paese. Non si lascia deperire un luogo così importante, punto d’incontro per i cittadini e gli stessi turisti. Ad estate iniziata non si capisce quale programmazione si dovrà attuare. Adesso è nel degrado più completo, oltre all’immondizia c’è una condizione di estrema precarietà."



La cosa che ci colpisce , positivamente, giunti al castello, è la presenza di due turisti tedeschi muniti di mountain bike, che si dissetano alla fontanella. L’incontreremo ancora andando in giro nei vicoli del centro storico…

"Le  cose  che balzano  agli occhi sono il cumulo di rifiuti lungo la strada e le due transenne che sbarrano l’ingresso del castello. Ci ricordano che l’accesso è negato. Il luogo più importante , dal punto di vista storico e architettonico, non è accessibile ai visitatori. L’eventuale recupero non è mai stato preso in considerazione da nessun politico in questi ultimi decenni. Chi sostiene che potrebbe essere recuperato per un eventuale insediamento museale, chi invece lo vorrebbe solo ripulito per far entrare i turisti almeno per fare dei rilievi fotografici. Vero è che per le parti che non sono pericolanti si potrebbe sperare in una messa in sicurezza.
Per il momento rappresenta solo un triste baluardo, tenuto in piedi dalla storia e non da chi dovrebbe apprezzarne il suo valore artistico. Il castello, per noi, è fortemente identitario, andrebbe preservato con cura ed amore. Per noi rappresenta anche la “metafora” del camerotano, austero, un po’ chiuso. Di poche parole, arroccato nelle sue certezze, fiero e severo…a questo punto, però, bisognerebbe un po’ smuoverla questa personalità, non si può pensare di risolvere tutto con la sola lamentela!
Andrebbe valorizzata anche la piazza, arredata in un  modo migliore, con materiali più appropriati, caratteristici. Andrebbero rimosse le auto, pedonalizzarla,  creare una zona parcheggio a monte dell’anfiteatro per decongestionare l’intero paese. Il  progetto di riorganizzazione turistica complessivo dovrebbe  cominciare da questo luogo.
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Siamo giunti nel centro storico…

"Siamo alle spalle del castello, di fronte ad uno dei palazzi storici, tra i più antichi il palazzo “russo” per il colore dei mattoni che sono appunto rossastri. Troviamo il palazzo  Serra, in un perfetto stile rinascimentale, dove aleggiano leggende, tramandate nei  secoli, che attribuirebbero ai proprietari misfatti e soprusi da rendere il sito un luogo infestato da fantasmi. Attraversando ” largo Salerno”   Incontriamo la Chiesa di San Daniele Profeta, costruita dai Greci e trasformata successivamente, in un tempio cristiano. La valorizzazione dei centri storici rappresenta un punto di grande rilevanza nell’azione turistica ed anche economica. In questo periodo di crisi globale, la connessione tra cultura e  valorizzazione del territorio, tutelando il patrimonio, è un’opportunità che il nostro paese, Camerota, e le altre frazioni, non possono  perdere e su cui può basare la nostra  ripresa economica. Recupero edilizio, caratterizzazione antisismica, monitoraggio ambientale, risparmio energetico  concorrono a fornire un’opportunità per  i  nostri  paesi, che l’industria dell’economia, della cultura e del turismo non dovrebbero sottovalutare. Comunque, aspettando dei tempi migliori, si potrebbe cominciare a mettere delle segnaletiche appropriate che guidino i turisti nelle loro visite, come per esempio questa  coppia di turisti tedeschi, con le loro bici, non sanno orientarsi e si muovono in maniera disarticolata, manca completamente l’accoglienza !"


Ci colpisce, positivamente, la pulizia che troviamo nel centro storico, ci appare tutto ben ordinato, le case, e i tanti vicoli e vicoletti…


E questa struttura incompleta?


"Questo è un parcheggio del comune purtroppo rimasto incompiuto. Questa è un’altra zona da  considerare, sia perché siamo proprio vicino alla casa comunale, ma soprattutto perché il transito delle persone e delle auto ti obbliga a passarci vicino. La struttura fu edificata nella passata amministrazione, sopra dovrebbe diventare una piccola piazza, sotto, un parcheggio per i residenti. Sopra è un cantiere e come tale rappresenta anche un pericolo per i bambini, sotto è completamente al buio. Comunque rappresenta un disagio visivo, poi la ciliegina è sicuramente l’esistenza di  questa  discarica autorizzata, è tutto così incomprensibile ed inaccettabile !  Ma il vero degrado, scenario post-bellico, lo troviamo  nell’ ex casa canonica. Oggi è un locale gestito dalla Caritas, ospita degli extracomunitari, reduce anche da un piccolo incendio subito domato. Da quell’episodio è rimasto tutto così, spero solo che non ci siano bambini perché non posso pensare a delle piccole  vite in questo degrado, tutto questo offende veramente l’intera comunità di Camerota."


Siamo giunti, con la nostra guida, in  luoghi  sprovvisti di segnaletiche  e chiediamo come si potrebbe giungere a tali bellezze senza qualcuno che ti accompagni…


"Siamo al “Tulo di sopra” e siamo diretti all’altra sorgente che è denominato  “Tulo di sotto”. Siamo di fronte a veri itinerari turistici così detti alternativi. Veri sentieri naturalistici  da percorrere a piedi o in bici. Altra alternativa ad  un turismo che tende verso il mare e solo alla balneazione. Percorsi nel bel mezzo di una natura incontaminata, con acqua potabile e sempre fresca. L’ideale per chi lascia una città caotica per trascorrere una vacanza riposante e tonificante. Questi luoghi hanno bisogno di una pulizia continua, un minimo di manutenzione, si dovrebbe anche procedere all’analisi dell’acqua per scoprire, eventualmente, delle capacità benefiche della sorgente, in breve fare delle cose basilari per esaltare quello che ci è stato tramandato. Nei tempi addietro queste fonti erano indispensabili per la nostra gente, sia per il bucato che per l’approvvigionamento dell’acqua per l’uso giornaliero . La raccoglievano nei vasi di terracotta, prodotti  dalle nostre maestranze,  la trasportavano sulla testa per poter cucinare e fare i lavori di casa. Questo accadeva ogni giorno della loro vita. Sarebbe interessante far rivivere questi luoghi com’erano un tempo. Sarebbe caratteristico per i turisti ma istruttivo per le nuove generazioni che spesso non conservano  memoria storica dei loro nonni. Altra cosa da ripristinare, sarebbe il percorso a “dorso di asino”, dico ripristinare perché la strada che accede al ‘Tulo di sotto’ ha una sua specificità, si percorreva  solo con un asino o con il mulo. Era stretta e non era spianata. Ha perso un poco della sua caratteristica, quando successivamente è stata livellata e rivestita con pietre, per esigenza, presumibile, di transito da parte di qualche cittadino. Ma con questa pavimentazione non dispiace affatto!"

 


Siamo a bordo di un fuoristrada, passiamo attraverso una zona agricola detta “Inchiavata” e siamo diretti sul Monte Serra.


"Queste sono zone sconosciute ai turisti, tranne coloro i quali scelgono l’escursione a piedi  con guide specializzate. Inaccessibili, ma molto caratteristiche. Lo si capisce anche dall’assenza di cumuli di spazzatura. Sono zone percorse da soli contadini, che con il proprio appezzamento di terra produce per il proprio fabbisogno e tutela l’ambiente in maniera spontanea. La ristrutturazione di antiche case rurali e masserie sparse nella nostra campagna, il loro utilizzo come centri di produzione agricola e di turismo verde, potrebbero esercitare  effetti positivi per Camerota capoluogo e per le altre frazioni. Gli alti valori ambientali costituirebbero di certo un incentivo all’utilizzo del suolo per l’agricoltura biologica. Si potrebbe pensare anche ad un mercatino permanente  del biologico, per i turisti ma non solo. Un fattore trainante per l’economia stagnante dei nostri  piccoli centri rurali e , nello stesso tempo, un modo per non stravolgerne l’identità.
Siamo nella zona più alta del comune, Monte Serra. Riusciamo a vedere Lentiscosa, Camerota, la frazione Marina, vediamo  Capo Palinuro. E’ uno spettacolo unico, di fronte al quale ti senti  impotente rispetto alla bellezza di tanto creato. Dove si ha l’esatta  percezione delle grandi potenzialità di questo territorio, ma anche la comprensione chiara che in questi anni non si è mai fatto niente d’importante per esaltare queste ricchezze. Il turista oltre a degustare il “gelatino” sul lungomare, vuole conoscere i luoghi, vuole conoscere l’ambiente dove trascorre la sua vacanza a 360°. Volendo fare, però, un discorso di riprogrammazione, ci vogliono delle consulenze particolarmente professionali. Occorre un vero e proprio piano di marketing territoriale. Credo che gli amministratori che vogliono stimolare questo aspetto, devono studiare. Anni di documentazione e raccolta di dati, non si può più improvvisare. Stiamo perdendo molto tempo… Con le persone giuste si può dare una svolta a tutto questo. Che abbiano un vero interesse a promuovere il Comune in tutte le sfaccettature, che non si facciano fagocitare dal bisogno, molto riduttivo, di gestione del semplice potere. Per fare un esempio più concreto, anche se mi riferisco ad un microcosmo, ci vorrebbero persone come lo è stato il comandante Tartuffo per l’Happy Village. Ha voluto  un posto a sua immagine. L’ha modellato con cura, come era nei suoi pensieri : rispetto per la natura, tranquillità, arte e cultura. I risultati ci sono stati."


 

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