Nascosti tra i cortili, nei giardini pubblici, lungo le strade secondarie o accanto ai binari, vivono migliaia di gatti liberi che da anni condividono le nostre città. Sono i protagonisti silenziosi delle colonie feline urbane, realtà tutelate dalla legge ma spesso affidate all’impegno dei volontari. In Campania, come nel resto d’Italia, queste comunità di gatti rappresentano una parte invisibile ma vitale dell’ecosistema urbano.
A Salerno, Napoli, Benevento e in molti centri minori, esistono decine di colonie riconosciute ufficialmente dai Comuni e dalle ASL veterinarie. Il riconoscimento non è solo formale: significa che i gatti possono vivere liberi, protetti da maltrattamenti e spostamenti forzati, e che la loro gestione è affidata a “gattare” e associazioni che provvedono a nutrirli, curarli e sterilizzarli. È un equilibrio fragile, che si regge sull’impegno quotidiano di chi dedica tempo e risorse alla tutela degli animali.
“Una colonia felina è un piccolo mondo organizzato – spiega Anna Romano, volontaria dell’associazione Amici dei Mici di Salerno –. Ogni gatto ha il suo ruolo e il suo spazio. Il nostro compito è vigilare sulla loro salute, garantire la sterilizzazione e mantenere pulite le aree. È un lavoro continuo, ma necessario per evitare il randagismo e assicurare una convivenza civile”.
Il quadro normativo è chiaro: la Legge 281 del 1991 e le norme regionali riconoscono la colonia felina come bene tutelato e impongono ai Comuni di attivare servizi di controllo sanitario e di sterilizzazione. Tuttavia, le risorse pubbliche spesso non bastano. La rete dei volontari resta il motore reale del sistema. A Napoli, il Comune stima la presenza di oltre 400 colonie censite, ma molte altre operano senza registrazione formale, sostenute da cittadini che si organizzano in modo spontaneo.
Non si tratta solo di un gesto d’amore verso gli animali, ma anche di salvaguardia urbana. Le colonie feline svolgono una funzione ecologica: limitano la proliferazione di topi e insetti, contribuiscono all’equilibrio naturale dei quartieri e, dove ben gestite, riducono il degrado.
Ma convivere con i gatti liberi non è sempre semplice. In alcune zone residenziali, le lamentele per sporco e rumore restano frequenti. Gli esperti ricordano che la soluzione non è allontanare gli animali, ma gestirli correttamente. “Un gatto sterilizzato e accudito non rappresenta un problema – spiega il veterinario ASL Francesco Conte –. L’importante è che la colonia sia monitorata e riconosciuta: in questo modo si prevengono conflitti e si tutela la salute pubblica”.
Negli ultimi anni, le amministrazioni hanno avviato anche campagne di sensibilizzazione nelle scuole, per promuovere il rispetto verso gli animali di strada e la conoscenza delle regole che li proteggono. In alcune città, come Salerno e Avellino, sono nati progetti di adozione a distanza, che permettono ai cittadini di contribuire alle spese veterinarie di una colonia senza portare via i gatti dal loro habitat.
Dietro ogni colonia c’è una storia: un gruppo di volontarie che ogni sera porta cibo e medicine, un anziano che lascia una ciotola d’acqua davanti al portone, un bambino che impara a riconoscere i mici del suo quartiere. La città si trasforma così in un rifugio condiviso, dove la presenza degli animali non è un problema da risolvere ma un segno di convivenza possibile.
Cosa dice la legge
La Legge 281/1991 (“Legge quadro in materia di animali d’affezione e prevenzione del randagismo”) stabilisce che i gatti che vivono in libertà sono protetti dallo Stato. Non possono essere maltrattati né spostati dal territorio in cui si trovano. I Comuni, in collaborazione con le ASL, devono occuparsi della sterilizzazione e dell’assistenza veterinaria.











