Nella narrazione biblica le donne occupano un ruolo spesso meno visibile rispetto agli uomini, ma risultano decisive per lo sviluppo delle vicende religiose e storiche. Dai libri dell’Antico Testamento fino ai Vangeli del Nuovo Testamento, le figure femminili appaiono come protagoniste di episodi chiave, simboli di fede, leadership e talvolta di contestazione dell’ordine sociale.
Tra le prime donne citate nella Bibbia c’è Eva, nel libro della Genesi, tradizionalmente considerata la prima donna e madre dell’umanità. Il suo racconto, legato al cosiddetto “peccato originale”, ha avuto un’enorme influenza sulla teologia e sull’immaginario culturale occidentale, generando nel corso dei secoli interpretazioni diverse sul ruolo della donna nella storia della salvezza.
Nel racconto patriarcale emergono anche figure come Sara, moglie di Abramo, ricordata per la nascita del figlio Isacco in età avanzata, evento considerato segno della promessa divina. Accanto a lei compaiono altre matriarche fondamentali, tra cui Rebecca, Rachele e Lea, le cui storie intrecciano dinamiche familiari, politiche e religiose alla base della tradizione d’Israele.
Alcune donne assumono ruoli di guida e di azione politica. È il caso di Debora, profetessa e giudice d’Israele, protagonista del libro dei Giudici. Secondo il testo biblico guidò il popolo alla vittoria contro i Cananei, diventando una delle rare figure femminili di leadership militare nella narrazione biblica.
Tra i personaggi più noti figura anche Ester, protagonista dell’omonimo libro. Regina dell’impero persiano, secondo il racconto salvò il popolo ebraico da un piano di sterminio, episodio ricordato ancora oggi nella festa ebraica di Purim.
Nel Nuovo Testamento la presenza femminile assume una dimensione diversa, legata soprattutto alla figura di Gesù. Tra le più rilevanti vi è Maria, madre di Gesù, venerata nella tradizione cristiana come modello di fede e obbedienza a Dio. Nei Vangeli compare anche Maria Maddalena, una delle discepole più vicine a Gesù e, secondo i testi evangelici, tra le prime testimoni della resurrezione.
Accanto a lei, altre importanti testimoni della vita e della resurrezione di Gesù sono Maria di Betania e Marta, sorelle legate a Gesù e simboli rispettivamente di contemplazione e servizio; Salome e Maria madre di Giacomo, presenti alla crocifissione e alla scoperta del sepolcro vuoto; Lidia di Filippi, donna d’affari e prima convertita europea, che ospita la comunità cristiana; Priscilla, collaboratrice e missionaria che istruisce Apollos; Febe, diaconessa della Chiesa di Cencrea, citata da Paolo; Junia, menzionata da Paolo come “eccellente tra gli apostoli”, figura di leadership femminile nella Chiesa primitiva.
Ma anche Elisabetta, citata nel Vangelo di Luca, era moglie di Zaccaria e madre di Giovanni Battista. Secondo il racconto, pur essendo avanti negli anni e sterile, ricevette l’annuncio divino della gravidanza da un angelo, rappresentando un segno della fedeltà e della provvidenza di Dio. Elisabetta ha anche un ruolo importante nell’incontro con Maria, madre di Gesù, durante la cosiddetta Visitazione, momento in cui riconosce e benedice la maternità miracolosa di Maria.
Gli studiosi di Teologia biblica sottolineano come molte narrazioni riflettano la struttura patriarcale delle società antiche, ma allo stesso tempo contengano episodi in cui le donne esercitano influenza spirituale, politica o familiare. Negli ultimi decenni la ricerca ha dato impulso a nuove letture, spesso nell’ambito della cosiddetta teologia femminista, che rilegge i testi per evidenziare il contributo e l’autonomia delle figure femminili.











