Maltempo in Cilento presenta il conto «ma si può prevenire», Ortolani: «Inspiegabile arretratezza culturale»

Anche il Cilento ancora una volta ha subito gli effetti dell’ennesimo nubifragio. Piogge intense che si sono riversate su un territorio fragile hanno causato allagamenti e disagi e danni in diverse strutture balneari e campeggi. Episodi che si verificano spesso nel corso di tutto l’anno sull’intero territorio nazionale che «non possono essere più tollerati e richiedono una risposta immediata ed efficace, senza continuare ad affrontare la questione sempre e soltanto dopo dichiarazioni di stato di emergenza». A ribadirlo è il geologo Franco Ortolani, docente dell’università Federico II di Napoli, il quale sottolinea che «i nubifragi rilasciati da cumulonembi estivi sono meno aggressivi di quelli autunnali, di solito». «Fanno comunque male dove si verificano, – aggiunge – specialmente in aree abitate alla base di bacini idrografici di limitate dimensioni».

Secondo il geologo un modo per «prevenire» i danni del maltempo c’è. Almeno in parte. Si tratterebbe di una «rete di pluviometri in grado di registrare il quantitativo di pioggia caduta ogni 3 minuti, ad esempio, nell’ambito del bacino idrografico può agevolmente consentire di individuare l’inizio del nubifragio che può causare l’innesco di flussi di piena nei fondo valle che possono invade alcune vie dell’area urbana.Vie preventivamente individuabili per cui è possibile dare l’allarme precoce per consentire ai cittadini di mettersi in sicurezza», spiega Ortolani.  «Questo sistema (già da noi ripetutamente proposto) – aggiunge il docente – è l’unico attualmente che potrebbe, almeno, garantire la sicurezza degli abitanti delle aree urbane che periodicamente sono interessate da nubifragi rilasciati da cumulonembi».

Una proposta che però a quanto pare non ha avuto risposte. «Purtroppo si registra una inspiegabile arretratezza ‘culturale’ circa la difesa dei cittadini. – sottolinea, ribadendo che «attualmente nessun sistema istituzionale è ancora in grado di intercettare sul nascere i nubifragi e si aspetta che l’evento piovoso faccia il suo corso affidandosi a ‘speriamo che io me la cavo’».

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