27 Gennaio 2026

Memoria ma senza retorica: perché il 27 gennaio ci riguarda ancora (anche a Salerno)

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Memoria ma senza retorica: perché il 27 gennaio ci riguarda ancora (anche a Salerno)

Il 27 gennaio è diventato in Italia un appuntamento istituzionale riconosciuto dalla legge per ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione e la deportazione degli ebrei e di altre minoranze sotto i regimi nazista e fascista. Una data, quella del 1945, scelta perché segna l’ingresso delle truppe sovietiche ad Auschwitz: una porta spalancata su un fatto storico documentato che chiede ancora spiegazioni e responsabilità. 

È inutile negarlo: la memoria corre il rischio di diventare rituale, un calendario di eventi e parole rispetto alle quali scivoliamo via con l’illusione di aver assolto un dovere civico. Se questo accade, il 27 gennaio rischia di assomigliare a una spesa emotiva senza sostanza: un investimento simbolico che non produce nessuna ricaduta reale nel modo in cui viviamo il presente e guardiamo al futuro. La memoria, se non si traduce in conoscenza viva e critica, resta un’icona.

Gli eventi e le commemorazioni

Significativo è l’impegno di realtà educative come l’IIS Perito‑Levi di Eboli, che ha organizzato un convegno‑dibattito dal titolo Storie di salvezza tra memoria, storia e narrazione, coinvolgendo l’Università degli Studi di Salerno e il Museo Itinerario della Memoria e della Pace “Giovanni Palatucci”. Iniziative organizzate anche dagli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Pisacane di Sapri, per la mattina del 27 gennaio alle ore 11:00, presso il Cineteatro Ferrari di Sapri.

Ognuno ha il dovere di ricordare che la Shoah non è un museo da visitare né una narrazione qualsiasi di cui parlare nei talk o nei convegni. È una ferita storica che pone interrogativi sul conformismo, sull’indifferenza e sulla complicità con cui società e individui possono accettare norme ingiuste finché queste non toccano direttamente la propria vita.

Fare memoria significa assumere la responsabilità di comprendere come avviene l’erosione dei diritti, come si costruiscono esclusioni sociali, e come la banalità delle complici indifferenze possa riaccendere pregiudizi antichi o crearne di nuovi.

Il 27 gennaio è un’occasione per guardare noi stessi, le nostre scuole, i nostri territori e porci domande scomode: ad esempio che persone vogliamo essere.

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