La crescente diffusione della micromobilità elettrica e delle biciclette nelle città italiane sta portando a modifiche significative del Codice della Strada e delle norme sulla mobilità urbana, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza di pedoni, ciclisti e utilizzatori di mezzi leggeri come i monopattini elettrici.
Dal 16 maggio 2026 entrano infatti in vigore nuove regole specifiche per i monopattini elettrici, frutto della riforma del Codice della Strada e dei decreti attuativi che ne definiscono modalità di applicazione. Tra le principali novità, previste dall’articolato normativo aggiornato, figurano l’obbligo di dotare questi mezzi di un contrassegno identificativo (targa personale) e un’assicurazione di responsabilità civile obbligatoria. La mancanza del contrassegno espone il conducente a sanzioni amministrative fino a 400 euro.
Il provvedimento è stato illustrato dalle autorità competenti come un passo necessario per rafforzare la sicurezza stradale in un contesto in cui la mobilità dolce convive con un aumento del traffico urbano. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a una diffusione rapidissima dei dispositivi di micromobilità elettrica”, ha sottolineato il sottosegretario al Mit, evidenziando che le nuove disposizioni intendono promuovere libertà di movimento “nel pieno rispetto della sicurezza e della responsabilità”.
Oltre all’obbligo di targa e assicurazione, il quadro normativo ribadisce che i monopattini possono circolare solo su strade urbane con limite di velocità fino a 50 km/h, e non su strade extraurbane o in gallerie, mentre nelle aree pedonali la velocità deve essere contenuta a 6 km/h. L’uso è consentito solo su vie dove non comporti pericolo per i pedoni, sottolineando il principio di precauzione per gli utenti vulnerabili della strada.
Le norme per le biciclette confermano la posizione di questi veicoli come “velocipedi”, veicoli non motorizzati che, pur usufruendo di piste ciclabili e corsie dedicate, devono rispettare i segnali stradali e la precedenza dei pedoni agli attraversamenti. Negli ultimi anni, la presenza stabile delle biciclette nel traffico cittadino ha portato molte amministrazioni a investire in infrastrutture dedicate come ciclabili e zone 30, segnando una chiara inversione di tendenza verso la mobilità sostenibile.
La riforma del Codice della Strada e i successivi decreti sono stati accolti con reazioni miste: da un lato, associazioni e istituzioni plaudono all’intento di adeguare le regole all’evoluzione della mobilità urbana; dall’altro, alcuni operatori del settore della micromobilità denunciano costi aggiuntivi e oneri burocratici che rischiano di penalizzare l’uso quotidiano dei mezzi elettrici leggeri.
Il quadro normativo in evoluzione riflette una crescente attenzione alla sicurezza di utenti vulnerabili come pedoni, ciclisti e utilizzatori di micromobilità, integrando strumenti sia di controllo che di responsabilizzazione individuale. Gli esperti di mobilità urbana osservano che regole chiare e infrastrutture adeguate possono favorire uno sviluppo più armonico del traffico nelle città, con benefici per la qualità dell’aria, la fluidità e la sicurezza complessiva delle strade.












