La IV Sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta dalla dottoressa Serrao, ha rigettato i ricorsi presentati dalle difese degli imputati condannati in appello per violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, confermando di fatto l’impianto della sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Salerno il 4 luglio 2025.
Il procedimento riguarda un caso di infortunio mortale avvenuto in un cantiere edile, nel quale un operaio perse la vita durante lo svolgimento della propria attività lavorativa. Secondo quanto ricostruito nei precedenti gradi di giudizio, l’uomo sarebbe precipitato da un’impalcatura priva dei requisiti di sicurezza, in un contesto lavorativo ritenuto non conforme alla normativa vigente in materia di prevenzione degli infortuni.
La Corte territoriale aveva già individuato profili di responsabilità a carico dei titolari dell’impresa esecutrice dei lavori e di un soggetto coinvolto nella gestione della sicurezza, confermando le statuizioni civili in favore delle parti offese. In primo grado erano stati inoltre evidenziati profili legati alla mancata effettuazione di controlli sanitari periodici sul lavoratore, ritenuti rilevanti ai fini della prevenzione dell’evento.
Nel giudizio di legittimità, la Suprema Corte ha respinto le richieste delle difese, rendendo definitiva la decisione della Corte d’Appello.
Nel processo si sono costituite anche le parti civili, rappresentate dall’avvocato Aldo Avvisati, insieme agli avvocati Giosuè e Annalisa D’Amora, che hanno sostenuto la conferma delle responsabilità accertate nei precedenti gradi di giudizio e il diritto al risarcimento dei danni.
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini condotte dalla Procura di Salerno, l’evento sarebbe stato evitabile attraverso il rispetto delle procedure di sicurezza e l’adozione delle misure preventive previste dalla normativa, inclusi i controlli sanitari periodici.
La decisione della Cassazione chiude il procedimento in sede penale, confermando le valutazioni già espresse nei gradi precedenti.












