Omicidio Vassallo, “Le Iene” tornano sull’omicidio del sindaco pescatore

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Omicidio Vassallo, “Le Iene” tornano sull’omicidio del sindaco pescatore

Chi ha ucciso il sindaco Angelo Vassallo?”. Questo il titolo della puntata del nuovo programma “Le Iene presentano Inside”, andato in onda ieri sera su Italia1, che ha acceso nuovamente i riflettori sull’omicidio del primo cittadino di Pollica, Angelo Vassallo, avvenuto la sera del 5 settembre 2010 mentre stava rincasando e ancora oggi irrisolto. Mentre ora ci sono nuovi indagati (9 per l’esattezza) e un’ipotesi sull’uccisione del sindaco, Giulio Golia e Francesca Di Stefano sono tornati ad Acciaroli.

Da 12 anni, infatti, l’intera comunità locale e non solo aspettano di conoscere la verità su quanto accaduto quella maledetta. Negli anni tante le ipotesi, le piste, gli interrogatori, ma nessun colpevole. Secondo l’ultima ipotesi investigativa Vassallo, ch’era diventato un simbolo di un modello di sviluppo sostenibile sul territorio, aveva scoperto un traffico di droga sul porto di Acciaroli che avrebbe visto coinvolti anche carabinieri infedeli e camorristi. 

Da questa ipotesi, si sviluppano i tanti interrogativi che ancora caratterizzano questa vicenda: Chi ha sparato con tutta questa ferocia? Il primo cittadino conosceva il suo assassino? 

Le Iene, che già in passato hanno seguito il caso, hanno sentito per la prima volta anche Bruno Humberto Damiani, per le sue origini, che sarebbe stato identificato come uno dei principali spacciatori di Acciaroli e con precedenti per reati di droga. Per l’omicidio di Vassallo è stato accusato e poi prosciolto definitivamente, e oggi chiede solamente di essere dimenticato per questa vicenda.

I giornalisti Golia e Di Stefano ripercorrono tutti i passaggi, mostrando anche nuovi documenti e ascoltando tutti coloro, tra familiari e non, che hanno vissuto gli ultimi giorni del sindaco. Per la prima volta, a parlare, sono anche i principali indagati dell’inchiesta, che raccontano la loro verità, in attesa di quella, si spera presto, della magistratura per chiudere una ferita aperta da 12 anni e ancora troppo lancinante. 


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