Le procedure autorizzative lente e complesse, unite ai tempi eccessivi per la realizzazione delle opere pubbliche, stanno soffocando la crescita del Paese. In Italia per realizzare un’opera pubblica servono in media 6-10 anni, mentre nei principali Paesi europei, come Germania, Francia e Paesi Bassi, ne bastano 3-5. Un divario che non dipende dalla capacità delle imprese, ma dalla lentezza strutturale del sistema amministrativo.
Il confronto con l’Europa
Il confronto europeo dimostra che oltre il 50% del tempo totale non viene assorbito dai cantieri, ma da programmazione, progettazione, autorizzazioni, gare, ricorsi e chiusure amministrative. La disciplina delle autorizzazioni per le opere pubbliche continua a scontare un intreccio di passaggi, pareri e vincoli che dilata in modo insostenibile la durata dei procedimenti, soprattutto quando sono coinvolti profili ambientali, paesaggistici, culturali e sanitari. In molti casi, tra conferenze di servizi, richieste di integrazioni, rinvii e contrasti tra amministrazioni, le opere restano bloccate per anni, con costi crescenti per lo Stato e per le imprese e con pesanti ricadute sui territori; procedure frammentate, pareri senza termini certi, ricorsi sistemici e paura della firma trasformano ogni opera in un percorso a ostacoli.
L’impatto Economico
Il problema non è costruire, ma decidere: le imprese italiane sono in grado di realizzare infrastrutture complesse in tempi competitivi. Quando un’infrastruttura strategica resta ferma nei cassetti o procede a singhiozzo, a rallentare non è solo il cantiere ma l’intera filiera produttiva — imprese, lavoratori, professionisti, fornitori — traducendosi in minore occupazione, minori investimenti e perdita di competitività, frenando l’effetto espansivo che gli interventi pubblici dovrebbero avere sul sistema economico. Questa lentezza cronica imbriglia l’economia italiana senza cantieri che aprono e chiudono in tempi certi.
Appalti: occorre una riforma urgente
Il PNRR ha introdotto importanti semplificazioni, ma non ha risolto le criticità strutturali: senza una riforma stabile, il rischio è tornare ai ritardi cronici una volta conclusa la stagione emergenziale. Federcepicostruzioni ritiene positivo ogni tentativo di semplificazione che renda più lineare l’iter delle autorizzazioni e imponga tempi definiti per i pareri delle amministrazioni, superando di fatto i veti paralizzanti privi di proposte alternative; servono procedure digitalizzate, responsabilità ben individuate e criteri chiari di proporzionalità ed efficacia, in modo che l’eventuale no sia sempre accompagnato da indicazioni concrete per rendere realizzabile l’opera. Ridurre di un anno i tempi amministrativi vale più di qualunque incentivo economico: serve una riforma che renda certi i tempi, responsabili i decisori e centrale il cantiere, solo così l’Italia potrà allinearsi agli standard europei e trasformare investimenti e risorse in opere reali, servizi efficienti e crescita.
Le 5 Proposte di Federcepicostruzioni
Federcepicostruzioni chiede di portare i tempi medi di realizzazione delle opere pubbliche da 6-10 anni a massimo 5 anni, in linea con l’Europa. E propone
- Un solo decisore responsabile per opera
Problema: competenze frammentate, nessun responsabile finale.
Riforma: Nomina di un Responsabile Unico di Decisione (RUD) per ogni opera con potere di sintesi e chiusura dei procedimenti, responsabilità chiara su tempi e risultati. Un’opera, un decisore.
- Tempi certi e perentori per pareri e autorizzazioni
Problema: pareri senza scadenza reale.
Riforma: Termini perentori e vincolanti per tutti i pareri, silenzio-assenso reale non aggirabile, stop automatico alle richieste reiterate di integrazioni. Chi non decide, non blocca.
- Progettazione completa prima della gara
Problema: opere messe a gara con progetti incompleti, varianti infinite.
Riforma: Gara solo con progetto esecutivo validato, fondo nazionale per rafforzare la progettazione pubblica. Meno varianti, cantieri più veloci. Si appalta ciò che è pronto, non ciò che è approssimativo.
- Ricorsi rapidi e filtrati
Problema: contenzioso usato come strumento di blocco.
Riforma: Filtro di ammissibilità stringente, decisione cautelare entro 30 giorni, stop ai ricorsi meramente dilatori. Tutela della legalità sì, paralisi no.
- Pagamenti certi e automatici
Problema: ritardi nei SAL rallentano i cantieri.
Riforma: Pagamenti automatici entro 30 giorni, interessi e penali automatiche per la PA inadempiente.
Liquidità = velocità di esecuzione. Chi paga in tempo, costruisce in tempo.
«Federcepicostruzioni chiede a Governo e Parlamento di trasformare le misure sperimentate con il PNRR – commenta il presidente nazionale di Federcepicostruzioni, Antonio Lombardi – in una riforma stabile, una governance chiara, responsabilità definite e regole semplici. Una riforma che garantisca decisioni rapide, trasparenti e verificabili su tutte le opere pubbliche: sbloccare la burocrazia significa rimettere in moto l’edilizia e, con essa, l’intera economia del Paese».


