Salvaguardare il Punto nascita dell’ospedale Immacolata di Sapri, sospendere e revocare gli eventuali provvedimenti finalizzati alla sua chiusura e attivare con urgenza la procedura per ottenere la deroga agli standard nazionali. Sono le richieste avanzate dal Comitato di Lotta per l’Ospedale di Sapri, che ha presentato alle istituzioni un documento di proposta e indirizzo politico-istituzionale per tutelare il presidio sanitario del Golfo di Policastro e i servizi destinati alle comunità del territorio.
L’iniziativa fa seguito all’incontro svoltosi il 14 ottobre, nell’aula Nassirya del Consiglio regionale della Campania, al quale hanno partecipato i sindaci del Distretto sanitario 71, consiglieri regionali di maggioranza e rappresentanti delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil. Nel corso della riunione, il presidente del Comitato, Luciano De Geronimo, ha consegnato formalmente il documento contenente le proposte rivolte agli organismi istituzionali competenti.
Contestualmente, il Comitato ha richiesto un incontro urgente con il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, per illustrare nel dettaglio le istanze presentate e sollecitare l’avvio dell’iter necessario al riconoscimento della deroga ministeriale per il Punto nascita di Sapri.
La mobilitazione nasce dalla preoccupazione per la paventata disattivazione del servizio presso l’ospedale Immacolata, una prospettiva che, secondo il Comitato, sarebbe in contrasto con le tutele costituzionali del diritto alla salute e con le disposizioni normative che riconoscono le particolari condizioni di disagio sanitario e geografico del territorio.
IL QUADRO NORMATIVO RICHIAMATO DAL COMITATO
Nel documento, il Comitato ricostruisce il quadro legislativo nazionale e regionale che, a suo giudizio, consentirebbe di tutelare il Punto nascita attraverso una deroga motivata agli standard ordinari.
Il primo riferimento è all’articolo 32 della Costituzione, che riconosce la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Il Comitato richiama tale principio in relazione all’esigenza di garantire equità nell’accesso alle cure, universalità dell’assistenza e uniformità dei livelli essenziali di assistenza (Lea), anche nei territori periferici e nelle aree interne.
Tra i riferimenti nazionali figura la legge 8 novembre 2012, n. 189, di conversione del decreto-legge 158/2012, noto come decreto Balduzzi, che disciplina aspetti del riordino dell’assistenza sanitaria e del percorso nascita. Viene inoltre richiamato il decreto ministeriale 2 aprile 2015, n. 70, relativo agli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell’assistenza ospedaliera.
Il parametro dei 500 parti annui previsto per i Punti nascita rappresenta, secondo la ricostruzione contenuta nel documento, uno standard di riferimento che deve essere valutato anche alla luce delle caratteristiche geografiche e logistiche del territorio. Il Comitato sostiene che la disciplina nazionale consenta di richiedere deroghe motivate per i presidi situati in aree caratterizzate da particolare complessità orografica, isolamento geografico e difficoltà di collegamento con gli ospedali di riferimento.
A sostegno di questa posizione viene citato anche l’Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010, relativo alle linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo. Il Comitato richiama tale accordo nell’ambito delle misure previste per valutare le specificità territoriali e le condizioni che possono giustificare soluzioni organizzative differenziate.
Il percorso indicato nel documento prevede il coinvolgimento del Comitato Percorso nascita nazionale (Cpnn), presso il Ministero della Salute, e il successivo passaggio in sede di Conferenza Stato-Regioni per il riconoscimento della deroga.
LA LEGGE REGIONALE SULLE ZONE DISAGIATE E L’USCITA DAL PIANO DI RIENTRO
Un passaggio centrale dell’argomentazione del Comitato riguarda la legge regionale della Campania 22 luglio 2025, n. 11, intitolata «Riconoscimento di Sapri, delle isole e di altri ambiti territoriali come zone disagiate sotto il profilo della fruizione dei servizi sanitari».
Secondo il Comitato, la norma riconosce formalmente le difficoltà di accesso ai servizi sanitari che caratterizzano Sapri e il suo comprensorio e costituisce un riferimento per l’adozione di modelli organizzativi di maggiore tutela, in particolare per i presidi di emergenza e per i reparti materno-infantili ricadenti nel bacino distrettuale.
Il documento sostiene che la Giunta regionale e le aziende sanitarie debbano tradurre tale riconoscimento in scelte concrete di programmazione, garantendo le risorse necessarie alla continuità dei servizi. Il Comitato considera quindi contraddittorio che, a fronte di una legge che riconosce le specificità territoriali, non vengano attivate le misure di salvaguardia richieste per l’ospedale di Sapri.
Un ulteriore elemento richiamato è il completamento del percorso di risanamento finanziario della sanità campana e la conseguente uscita della Regione dal Piano di rientro dal deficit sanitario. Secondo il Comitato, questo passaggio ripristina la piena capacità ordinaria di programmazione regionale e offre maggiori margini per orientare le risorse alla tutela dei servizi di prossimità, soprattutto nelle aree geograficamente più fragili.
Nella ricostruzione proposta dal Comitato, il nuovo contesto finanziario e amministrativo consentirebbe alla Regione di assumere scelte di politica sanitaria finalizzate a garantire la continuità dei servizi essenziali, superando i vincoli che hanno caratterizzato la precedente fase di risanamento.
LE DISTANZE E LE DIFFICOLTÀ DELLA VIABILITÀ
Il documento dedica ampio spazio alle caratteristiche territoriali del Distretto sanitario 71. Secondo il Comitato, la complessità orografica, le criticità della viabilità costiera e montana e le distanze dagli ospedali di secondo livello renderebbero particolarmente problematico il trasferimento delle partorienti in caso di emergenze ostetriche e neonatali.
La possibilità di raggiungere tempestivamente un presidio attrezzato viene indicata come un elemento determinante per la sicurezza della madre e del neonato. Per questo, secondo i promotori dell’iniziativa, la valutazione sull’organizzazione della rete ospedaliera non dovrebbe basarsi esclusivamente sui volumi di attività, ma tenere conto anche dei tempi di percorrenza, delle condizioni delle infrastrutture e delle esigenze assistenziali delle popolazioni residenti.
Il Comitato ritiene che la chiusura del Punto nascita potrebbe determinare un peggioramento dell’accessibilità alle cure e aggravare le difficoltà delle comunità del comprensorio. Nel documento viene inoltre richiamato l’articolo 3 della Costituzione, in relazione al principio di uguaglianza sostanziale, sostenendo che la riduzione dei servizi nelle aree interne rischierebbe di ampliare le differenze territoriali e di contribuire ai fenomeni di spopolamento.
La tutela del Punto nascita viene quindi presentata non soltanto come una questione relativa all’organizzazione ospedaliera, ma anche come una misura di protezione dei diritti dei cittadini e di coesione territoriale.
LE TRE RICHIESTE ALLE ISTITUZIONI
Sulla base di queste premesse, il Comitato di Lotta per l’Ospedale di Sapri chiede formalmente al Comitato dei sindaci del Distretto sanitario 71 di adottare con la massima urgenza una delibera d’indirizzo politico-istituzionale articolata su tre punti.
Il primo riguarda l’adeguamento della programmazione sanitaria regionale. Il Comitato chiede che il Comitato dei sindaci solleciti formalmente la Giunta regionale della Campania ad aggiornare gli atti di programmazione della rete ospedaliera in coerenza con la legge regionale 11/2025, tenendo conto del riconoscimento di Sapri come zona disagiata e delle condizioni specifiche del comprensorio.
In questo ambito viene richiesta l’assegnazione stabile all’ospedale Immacolata delle dotazioni organiche, finanziarie, tecnologiche e strutturali necessarie a garantire il funzionamento e l’efficienza dell’Unità operativa di Pediatria e Ginecologia e del Punto nascita. L’obiettivo indicato è assicurare la continuità dei servizi attraverso una programmazione che tenga conto delle esigenze assistenziali del territorio.
Il secondo punto riguarda la sospensione e la revoca in autotutela degli eventuali provvedimenti diretti alla disattivazione del Punto nascita. La richiesta è rivolta alla Giunta regionale, alla direzione generale dell’Asl Salerno e alla Direzione generale per la Tutela della salute della Regione Campania.
Il Comitato sollecita l’immediata sospensione e, ove ne ricorrano i presupposti, la revoca degli atti, delle note e delle disposizioni preordinate alla chiusura del servizio. A questo proposito, il documento richiama l’articolo 21-nonies della legge 7 agosto 1990, n. 241, relativo all’annullamento d’ufficio dei provvedimenti amministrativi illegittimi, chiedendo alle amministrazioni competenti di verificare gli atti eventualmente adottati e di intervenire secondo le procedure previste dalla legge.
Il terzo punto riguarda l’attivazione immediata della procedura d’urgenza per il riconoscimento della deroga agli standard nazionali. Il Comitato chiede al presidente della Giunta regionale della Campania di avviare senza ritardo l’iter presso il Comitato Percorso nascita nazionale e la Conferenza Stato-Regioni, trasmettendo la documentazione tecnica e la richiesta formale di deroga ai sensi del D.M. 70/2015 e dell’Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010.
La domanda dovrebbe essere motivata, secondo il Comitato, sulla base delle caratteristiche orografiche e geografiche del territorio, delle difficoltà della rete stradale e dei tempi necessari per raggiungere gli ospedali di riferimento, con particolare attenzione alla gestione delle emergenze ostetriche e neonatali.
IL RUOLO DEI SINDACI E LA RICHIESTA A FICO
Nel documento, il Comitato attribuisce al Comitato dei sindaci del Distretto 71 un ruolo centrale nella vertenza, considerandolo l’organismo di rappresentanza istituzionale delle comunità locali e un interlocutore chiamato a tutelare la salute pubblica del territorio.
Da qui la richiesta di una presa di posizione formale e di un’iniziativa condivisa che impegni le amministrazioni competenti ad attivare gli strumenti normativi e amministrativi ritenuti necessari per mantenere operativo il Punto nascita.
Parallelamente, la richiesta di incontro urgente indirizzata al presidente della Regione Roberto Fico punta a portare direttamente all’attenzione della presidenza le questioni sollevate dal Comitato e a sollecitare l’avvio della procedura di deroga.
L’iniziativa mira a ottenere una risposta istituzionale sulla continuità del servizio e sulle misure che la Regione intende adottare per garantire l’assistenza materno-infantile nell’area di Sapri.
Il Comitato di Lotta chiede dunque alle istituzioni regionali e locali di intervenire senza ulteriori rinvii, sostenendo che esistano strumenti normativi e amministrativi da utilizzare per difendere i servizi sanitari delle aree periferiche. La priorità dichiarata è evitare la chiusura del Punto nascita dell’Immacolata, garantire le risorse necessarie al presidio e ottenere il riconoscimento della deroga sulla base delle condizioni specifiche del territorio.












