La Certosa di San Lorenzo, nota come Certosa di Padula, celebra oggi 720 anni dalla posa della prima pietra dei suoi lavori di costruzione: era il 28 gennaio 1306 quando, per volontà di Tommaso II Sanseverino, conte di Marsico e signore del Vallo di Diano, iniziava la realizzazione di uno dei complessi monastici più straordinari d’Italia. La supervisione dei lavori fu affidata al priore della Certosa di Trisulti, ordine certosino di origine francese.
La Certosa di Padula sorge nel Vallo di Diano, ed è uno dei più vasti e importanti complessi monastici europei. Le sue dimensioni e la ricchezza di elementi architettonici ne fanno non solo un simbolo del patrimonio storico italiano, ma anche una testimonianza vitale dei secoli che seguirono il Medioevo. Nel 1998 la Certosa è stata inserita nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO, come parte dei beni culturali del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Dalle origini medievali al barocco spettacolare
I lavori della Certosa di Padula cominciarono il 28 gennaio 1306 sul sito di un preesistente monastero benedettino dedicato a San Lorenzo, donato ai certosini dal conte Sanseverino. La fondazione fu confermata poco dopo dal re di Napoli Carlo II d’Angiò, consolidando così il sostegno reale alla nuova istituzione monastica.
La costruzione si protrasse per oltre quattro secoli, fino al XIX secolo, e documenta una stratificazione di stili che vanno dal gotico originale alle successive modifiche rinascimentali e barocche, con decorazioni e ampliamenti significativi a partire dal Concilio di Trento.
La grandiosità della struttura si misura anche nello spazio: oltre 50.000 metri quadrati di superficie e più di 320 stanze e ambienti distribuiti attorno a vasti chiostri, cortili e gallerie. Il Chiostro Grande, con i suoi circa 12.000 metri quadrati, è uno dei più ampi spazi di questo tipo in Europa.
Vita religiosa, potere locale e grandi ospiti
Nel corso dei secoli la Certosa è stata non solo un centro di preghiera e contemplazione, ma anche una realtà produttiva e culturale di rilievo. I monaci si dedicarono a coltivazioni, produzione di vino, olio e frutta e, grazie alla loro attività economica, furono protagonisti della vita sociale della vallata.
Il sito attirò inoltre personaggi illustri: nel 1535 l’Imperatore Carlo V soggiornò qui coi suoi uomini dopo la campagna di Tunisi, dando vita alla celebre leggenda della “frittata di mille uova” preparata dai certosini in segno di ospitalità.
Dal declino alla rinascita museale
Con la soppressione degli ordini religiosi, voluta da Gioacchino Murat nel 1807, la Certosa subì un periodo di abbandono e di trasformazioni d’uso, culminate con l’impiego di parte dei locali come caserma e perfino come presidio militare nel corso delle guerre. Solo nella seconda metà del Novecento prese avvio una graduale opera di valorizzazione.
Dal 1957 buona parte della struttura ospita il Museo Archeologico Provinciale della Lucania Occidentale, con una collezione di reperti provenienti da necropoli e insediamenti della Valle del Tanagro, che raccontano millenni di storia compresi tra la preistoria e l’età ellenistica.
Un tesoro da riscoprire
Oggi visitare la Certosa di Padula significa compiere un viaggio attraverso secoli di storia e arte: chiostri eleganti, scaloni monumentali, una biblioteca dai pavimenti in ceramica di Vietri e ambienti che raccontano la disciplina certosina della contemplazione e del lavoro convivono con la memoria delle trasformazioni sociali e religiose dell’Italia meridionale.


