24 Gennaio 2026

Patto per il futuro delle aree interne: a San Mauro Cilento l’accordo tra agricoltori, istituzioni e ricerca

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Patto per il futuro delle aree interne: a San Mauro Cilento l’accordo tra agricoltori, istituzioni e ricerca

Un’alleanza operativa per ripensare il destino delle aree rurali di collina e di montagna. È questo il cuore del “Patto per abitare il futuro delle aree rurali di collina e di montagna”, sottoscritto ieri pomeriggio a San Mauro Cilento, nella sede della Cooperativa Agricola Nuovo Cilento, in occasione del suo 50° anniversario.

L’intesa mette attorno allo stesso tavolo agricoltori, cooperative, ricercatori, amministratori pubblici e rappresentanti della società civile, con l’obiettivo di costruire strategie condivise di rigenerazione territoriale e rafforzamento delle comunità locali. La Cooperativa Nuovo Cilento è stata scelta come luogo simbolo di un’esperienza già orientata a pratiche innovative e sostenibili.

Alla firma ha preso parte anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Maria Carmela Serluca, alla sua prima uscita ufficiale in provincia di Salerno. «I 50 anni della Cooperativa – ha dichiarato – rappresentano un’occasione per riflettere sul ruolo delle aree interne e per assumere una posizione chiara su come intendiamo guardare ai territori rurali, di collina e di montagna, che sono una parte decisiva del futuro della Campania e dell’intero Paese».

Nel suo intervento, l’assessore è tornata anche sulle polemiche legate ai criteri di classificazione dei territori montani, che rischiano di penalizzare oltre 120 comuni campani. «Ai tavoli nazionali – ha ribadito – abbiamo espresso con chiarezza la nostra contrarietà: l’impostazione attuale non risponde alle reali necessità dei territori e li penalizza nell’accesso alle risorse. Attendiamo una nuova versione del Dpcm: il testo è migliorato, ma continua comunque a penalizzare i nostri comuni. Anche il presidente Fico, in Conferenza Stato-Regioni, non ha espresso parere favorevole».

Tra i presenti anche il presidente di Uncem Campania, che nei giorni scorsi aveva già lanciato un allarme sugli effetti delle nuove classificazioni. Il Patto si articola su sei assi operativi, definiti da un gruppo di trenta esperti: rigenerazione di suolo, acqua e biodiversità; conoscenza e ricerca-azione; cooperazione ed economia sociale; filiere e mercati locali; servizi e diritti di cittadinanza; governance e programmazione futura.

Tra gli obiettivi indicati figurano la creazione di reti di aziende agricole rigenerative, la condivisione di protocolli di monitoraggio ambientale, il rafforzamento degli hub cooperativi territoriali e lo sviluppo di micro-filiere locali. «Se continuiamo a sbagliare e a non contrastare in modo efficace abbandono e spopolamento – ha sottolineato Giuseppe Cilento, fondatore della Cooperativa – questi dati drammatici rischiano di diventare una realtà consolidata. Serve una cultura sistemica che metta al centro suolo vivo, biodiversità, acqua, comunità, scuola e credito. Solo così è possibile fermare il declino e gli abusi del territorio».

A chiudere i lavori sono stati gli interventi del presidente della Cooperativa, Antonello Di Gregorio, e del direttore scientifico di Rural Hack, Alex Giordano, che hanno ripercorso il modello costruito in questi anni e il senso del percorso avviato. Sono intervenuti anche il direttore esecutivo della GAOD, Jostein Hertwig; il Bio-Districts Global Ambassador di IN.N.E.R., TeChun Chen; la ricercatrice di Rural Hack, Paramie Vidarshana Undupitiya Gamage; e il presidente della Fondazione CON IL SUD, Stefano Consiglio.

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