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10 Marzo 2026
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Pensioni integrative, l’Europa condanna l’Italia: poliziotti e militari discriminati da 30 anni

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Pensioni integrative, l’Europa condanna l’Italia: poliziotti e militari discriminati da 30 anni

Il Comitato europeo dei Diritti sociali (CEDS) ha bocciato l’Italia per la mancata istituzione di regimi pensionistici complementari per il personale delle Forze di polizia e militari, evidenziando una grave discriminazione e il pesante pregiudizio subito dai lavoratori in divisa.

La decisione, relativa al caso “Associazione Sindacale Militari (ASSO.MIL.) v. Italy, Complaint No. 213/2022, Report to the Committee of Ministers”, arriva dopo il ricorso presentato dall’avvocato sannita Egidio Lizza.

Secondo il Comitato europeo, organismo che garantisce l’equità dei diritti sociali all’interno dei paesi europei, l’Italia aveva l’obbligo di migliorare progressivamente il sistema di sicurezza sociale e garantire regimi pensionistici compensativi in modo eguale per tutti i lavoratori. Le lacune rilevate nel comparto sicurezza e difesa dimostrano invece una discriminazione in danno dei loro dipendenti.

“Il Comitato europeo – commenta Egidio Lizza, avvocato specializzato nella tutela internazionale dei diritti umani – afferma che il trattamento differenziale, basato esclusivamente sullo status di poliziotto o militare, comporta una posizione meno favorevole senza scopo e giustificazione legittimi e ragionevoli. La mancata estensione dell’accesso ai meccanismi pensionistici complementari, previsti per le altre categorie di lavoratori pubblici, è una flagrante discriminazione, ingiustificata e sproporzionata, basata esclusivamente sullo status professionale. Una cosa è certa: in Italia chi dovrebbe essere maggiormente tutelato per il lavoro pericoloso e delicato che svolge per la collettività, ha meno protezioni sociali”.

Diverse leggi dello Stato avevano previsto procedure negoziali per giungere, insieme ai sindacati, all’istituzione dei fondi previdenziali integrativi, oggi attivi in tutti gli ambiti pubblici e privati, tranne che per poliziotti e militari.

“Dispiace constatare – spiega Federico Menichini, presidente dell’Associazione Sindacale Militare ASSO.MIL. – come l’attuale Governo, che sempre si è dichiarato vicino a poliziotti e militari, abbia fatto di tutto per affossare le nostre legittime rivendicazioni. Da questo Esecutivo ci saremmo aspettati tentativi di dialogo per trovare un punto di incontro finalizzato a sanare una situazione che si protrae da oltre trent’anni con danni tangibili ed evidenti a tutto il personale interessato. Ci auguriamo che nel futuro ci sia una maggiore disponibilità al dialogo da parte del Governo onde evitare imbarazzi e ritardi nei legittimi riconoscimenti di una categoria a cui si chiede sempre di più e alla quale si dà sempre meno, e non solo in termini economici”.

Applicando ai comparti Forze armate e Forze di polizia lo stesso schema contributivo vigente per altri dipendenti pubblici, come i fondi Espero e Perseo, e considerando un monte salari annuo stimato in circa 25,14 miliardi di euro, l’onere potenziale a carico dello Stato ammonterebbe a circa 250 milioni di euro annui da destinare a poliziotti e militari in servizio.

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