Undici anni fa si spegneva Pino Daniele, uno dei più grandi cantautori della musica italiana, artista capace come pochi di raccontare Napoli e il suo popolo con una voce, una chitarra e un linguaggio diventati universali. Era la notte tra il 4 e il 5 gennaio quando la notizia della sua morte, improvvisa, scosse l’Italia intera, lasciando un vuoto profondo nel panorama musicale e culturale del Paese.
Nato a Napoli il 19 marzo 1955, Pino Daniele ha rivoluzionato la canzone d’autore fondendo blues, jazz, rock e tradizione partenopea. Un percorso iniziato alla fine degli anni Settanta con Terra mia e proseguito attraverso album entrati nella storia come Nero a metà, Vai mo’ e Musicante, colonne sonore di intere generazioni.
La sua scomparsa trasformò Napoli in un grande luogo di raccoglimento collettivo. Migliaia di persone si riversarono nelle piazze e davanti alla sua casa, chitarre in spalla e canzoni sussurrate, per salutare “Pino”, prima ancora che l’artista. Un dolore composto ma profondo, che unì giovani e anziani, musicisti e semplici appassionati.
A distanza di undici anni, la sua musica continua a vivere. I suoi brani restano attuali, capaci di raccontare con poesia e verità temi come l’amore, la rabbia, l’identità e le contraddizioni del Sud. Pino Daniele non è stato solo un musicista, ma un cronista dell’anima, capace di trasformare la cronaca quotidiana in arte.


