Commovente celebrazione ieri a Sanza in occasione del 169° anniversario dei drammatici esiti della Spedizione di Sapri.
L’Amministrazione comunale rappresentata dal vicesindaco Antonio Lettieri e dal Consigliere delegato alla cultura, Marisa Vitolo, insieme all’Arma dei Carabinieri, la Polizia Municipale, la Sezione Combattenti e Reduci di Sanza ed il parroco, Don Giuseppe Spinelli, hanno deposto una corona d’alloro nei pressi del Cippo di Carlo Pisacane, lungo la SS 517, dove il 2 luglio 1857 il paese di Sanza, fu teatro di uno degli episodi più drammatici della Spedizione di Sapri. Il giorno presedente, il 1 luglio, alle mura della Certosa a Padula, un gruppo di circa 300 rivoluzionari guidati da Carlo Pisacane, sbarcato pochi giorni prima a Sapri con l’obiettivo di sollevare il popolo contro il governo del Regno delle Due Sicilie, fu massacrato dalle guardie borboniche.
I pochi reduci, il giorno dopo, alle prime luci del mattino, giunsero a Sanza durante la ritirata. Qui le Guardie Urbane e poi i soldati borbonici si scontrarono con i rivoluzionari, accerchiati e sopraffatti. Molti morirono nello scontro, altri furono catturati. Anche Carlo Pisacane perse la vita quel giorno: secondo la versione più accreditata, si suicidò per evitare la cattura, anche se le circostanze esatte della sua morte sono state a lungo discusse dagli storici. La spedizione non aveva trovato il sostegno popolare sperato: anzi, molti abitanti, convinti dalla propaganda borbonica che i rivoltosi fossero pericolosi briganti o evasi, si unirono alle forze governative. La sconfitta segnò la fine della spedizione, ma l’impresa di Pisacane divenne in seguito un simbolo del Risorgimento italiano e ispirò la celebre poesia La spigolatrice di Sapri di Luigi Mercantini: «Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti…»












