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11 Ottobre 2026
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Stalking, nessun risarcimento può comprare la libertà di una vittima

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Stalking, nessun risarcimento può comprare la libertà di una vittima

La paura non ha un prezzo: ecco perché il risarcimento non può estinguere lo stalking!
La sentenza della Corte ha ribadito un principio fondamentale del nostro ordinamento: le ferite invisibili, lo stato di ansia e la paura quotidiana inflitti alla vittima non possono essere liquidati come una semplice partita contabile. La Consulta ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale sull’esclusione del reato di atti persecutori (art. 612-bis c.p.) dal meccanismo dell’estinzione del reato per condotte riparatorie.

La decisione nasce dal tentativo di estendere allo stalking la logica del mero ristoro economico: l’idea che una somma di denaro possa, di per sé, “cancellare” il reato e chiudere il processo. La Corte ha nettamente respinto questa visione: ridurre lo stalking ad un pregiudizio valutabile con una tabella di liquidazione monetaria, significa fraintendere la natura stessa del danno subito.

La paura non è un mero danno patrimoniale o una perdita materiale riparabile con un bonifico: gli atti persecutori alterano le abitudini di vita, privano la vittima della propria libertà personale e generano uno stato d’ansia continuo, che erode la dignità della persona. Permettere che il versamento di un indennizzo estingua l’illecito, tratterebbe la sofferenza psicologica alla stregua di un danno a un bene materiale, monetizzando la violenza morale.

La Consulta ha richiamato la specificità della tutela riservata alle vittime di violenza relazionale e di genere. Il processo penale per stalking non serve soltanto a quantificare un pregiudizio economico, ma ad assicurare protezione, riconoscimento della gravità della condotta e giustizia. Accettare l’idea che la tranquillità psicologica possa essere “riacquistata” tramite compensazione monetaria significherebbe snaturare la funzione del diritto penale.

La sentenza riafferma così che la dignità, la libertà personale e la serenità psicologica non sono merci da negoziare. La paura vissuta dalla vittima non è un semplice danno da liquidare, e nessuna somma può sostituirsi alla tutela della persona e al suo diritto di chiedere giustizia.

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