Troccoli «regista» del «sistema Camerota» ma le cimici lo tradiscono

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Antonio Troccoli

Era collaudato e ben rodato il sistema messo in piedi per truccare le gare d’appalto, per assumere persone che avevano bisogno di lavoro in «cambio di voti» e per «utilizzare il Comune come un bancomat». Ieri mattina, all’alba, dopo una lunga e complessa indagine denominata ‘Kamaraton’, gli inquirenti hanno smascherato un «collaudato sistema criminale» basato su logiche affaristiche e clientelari, funzionale alla spartizione illecita di appalti a favore di imprenditori amici. Camerota il giorno dopo si sveglia frastornata, con il chiacchiericcio tra le stradine dei centri storici che diventa sempre più fitto. Si parla a voce bassa, ci si chiede come fosse possibile tutto ciò. A finire nei guai, a vario titolo, sono stati due ex sindaci di Camerota, ex assessori ed ex consiglieri, accusati di una serie di reati contro la pubblica amministrazione. Per la Procura si tratta di un sistema «grezzo ma estremamente efficace». Era stata creata una vera e propria «rete» in grado di «controllare la quasi totalità delle gare di appalto del Comune di Camerota», pilotandole verso società con a capo imprenditori collegati agli amministratori, da amicizia, vincoli di parentela o comuni interessi economici. E ciò viene fuori dalle intercettazioni ambientali e telefoniche. I carabinieri, infatti, con l’aiuto degli investigatori della procura, aveva posizionato cimici e micro camere un po’ ovunque, anche all’interno degli uffici del sindaco e degli Affari generali.

Il regista
Ed è proprio quest’ultima stanza – secondo gli inquirenti – che fungeva da «cabina di regia». Antonio Troccoli, conosciuto in paese come Pitto, papà di Ciro, all’epoca dei fatti consigliere comunale, era colui che decideva «il bello e il cattivo tempo». «L’assunzione di un ruolo apicale e operativo in tutti gli affari illeciti curati dall’organizzazione e nei più significativi settori dell’organizzazione amministrativa del Comune – scrivono i magistrati nelle oltre 300 pagine dell’ordinanza – fa dell’ex funzionario non solo il principale artefice, insieme a Romano, dei crimini commessi in seno alla macchina burocratica, ma anche uno dei più importanti custodi delle condotte illecite poste in essere dagli altri dipendenti». Troccoli, a Camerota, negli anni addietro, ha ricoperto il ruolo di sindaco, per poi cedere lo ‘scettro’ politico al figlio, Ciro, tra i fautori della lista ‘La Sveglia’, quella che nel 2012 ha vinto le amministrative. La stessa che, oggi, si trova (quasi per intero) impelagata in un guaio giudiziario che si allarga a macchia d’olio. E Troccoli senior, tra i non candidati di quella lista, sarebbe – secondo chi ha indagato sul caso – «tra i principali artefici delle pressioni esercitate sui dipendenti comunali affinchè venissero sistemate le carte prima della loro consegna ai carabinieri o al funzionario incaricato dalla Ragioneria dello Stato».

IL FOTORACCONTO DELL’OPERAZIONE

Le intercettazioni
Accade così che le persone «scomode», quelle che «non si fanno i fatti loro», vengono allontanate dal Comune. E’ il caso del ragioniere Cetrola, ritenuto «non corrutibile». «Questo non guarda in faccia a nessuno» dice Troccoli all’allora sindaco Romano. Poi si rivolge al figlio, Ciro: «Se ne deve andare viaaaa… se ne deve andare, non è possibile… questo si è messo qua a fare il professore, non è buono». Nelle intercettazioni pubblicate dal quotidiano La Città di Salerno, compare anche quella di Romano che, sempre riferendosi alla posizione di Cetrola, dice: «Noi abbiamo bisogno di uno che firma, non di uno che sa…perchè di gente che sanno qua. Ne sappiamo più noi che….abbiamo bisogno di uno che se gli diciamo che deve fare A, deve fare A…». «Se quello comincia a fare questioni, io metto la situazione in mano a mio figlio Ciro che chiama l’ufficio stampa e praticamente uscirà sui giornali, sui quotidiani  che è stato fatto fuori il ragioniere ecc ecc…qualsiasi altro Comune se lo vedrà prima o poi…». E Pitto rincara la dose: «Gli conviene. Basta, perchè sennò credo che nessuno lo prenderà più, non so se mi spiego».

CALCAGNILE, CAPITANO CARABINIERI: «TECNOLOGIA FONDAMENTALE»

Secondo quanto raccolto dagli inquirenti, Troccoli sarebbe «il principale artefice nel pilotare tante gare d’appalto. Come ad esempio l’affidamento dei servizi cimiteriali a Vincenzo Bovi e Fernando Cammarano oppure la cooperativa ‘San Marco’ gestita da M.D.D., fratello dell’allora vicesindaco Michele, raggiunto dalla misura cautelare dei domiciliari. Sotto la lente di ingrendimento della procura sono finite anche le società partecipate in seno all’ente e cioè ‘La Calanca srl’, gestrice dei parcheggi, e ‘La Marina de il Leon di Caprera srl’. A capo della prima c’era Giancarlo Saggiomo, presidente della seconda era l’architetto Antonietta Coraggio. E sempre Antonio Troccoli – si legge tra le carte firmate dal gip – «è artefice di un escamotage per aiutare l’amico M.C., avvocato». Troccoli, per C., è disposto ad «attestare falsamente l’esistenza di un contratto per l’affidamento di un incarico professionale del 24 dicembre 2012 stipulato dal Comune a seguito di selezioni per titoli e disponendo il pagamento di oltre 11 mila euro al professionista quale corrispettivo di prestazioni lavorative non documentate per l’anno 2015».

PARLA IL PROCURATORE RICCI: «SISTEMA CRIMINALE»

Dalle colonne de ‘La Città’, inoltre, si evince come Troccoli sarebbe intervenuto per salvare l’emittente televisiva locale «dove prestava servizio in qualità di direttore responsabile il figlio Ciro, nonchè consigliere comunale. Secondo gli inquirenti Troccoli insieme al sindaco, al figlio e con la collaborazione di un dipendente comunale, avrebbe alterato il registro delle delibere per inserire atti falsi per sanare una situazione riguardante la postazione sul monte Sant’Antonio».

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