13 Gennaio 2026

Tutti i media ipotizzano una revisione del processo di Garlasco. Ma cosa succederebbe se l’attuale colpevole venisse prosciolto?

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Tutti i media ipotizzano una revisione del processo di Garlasco. Ma cosa succederebbe se l’attuale colpevole venisse prosciolto?

Il delitto di Garlasco e l’ipotesi di revisione: effetti giuridici e restituzione dei risarcimenti nel commento dell’avvocato Simone Labonia.

Il delitto di Garlasco continua, a distanza di anni, a interrogare l’opinione pubblica e il mondo giuridico.
La vicenda, culminata con una condanna definitiva, è spesso richiamata ogniqualvolta emergono nuove ipotesi investigative o si discute della possibilità di una revisione del processo. In un ordinamento fondato sul principio di fallibilità della giurisdizione, la revisione rappresenta infatti lo strumento estremo per rimediare a un errore giudiziario, quando emergano nuove prove decisive o quando si accerti che la condanna sia stata pronunciata in violazione di presupposti fondamentali.

Qualora, in astratto, il caso di Garlasco dovesse essere oggetto di revisione e questa si concludesse con un proscioglimento dell’imputato, le conseguenze non sarebbero solo simboliche o reputazionali, ma anche profondamente patrimoniali. Centrale, in tal senso, è il tema delle somme versate a titolo di risarcimento del danno in favore delle parti civili, spesso liquidate in sede penale o corrisposte in esecuzione della sentenza di condanna.

L’art. 639 del codice di procedura penale disciplina proprio gli effetti della revisione sulle statuizioni civili.
La norma stabilisce che, in caso di accoglimento della revisione con proscioglimento, cessano gli effetti penali della condanna e vengono meno anche le statuizioni civili che da essa dipendono. Ne deriva che le somme versate a titolo di risarcimento, in quanto fondate su una sentenza poi travolta, diventano indebite.

Sul piano pratico, ciò comporta il diritto del soggetto prosciolto a ottenere la restituzione delle somme corrisposte, secondo le regole della ripetizione dell’indebito. Tuttavia, la restituzione non è automatica né priva di complessità: occorre un’apposita domanda, e possono sorgere questioni relative alla buona fede del percettore, alla decorrenza degli interessi e all’eventuale incapienza patrimoniale di chi ha ricevuto il risarcimento.

Il caso Garlasco, dunque, evidenzia come la revisione non sia solo un istituto di giustizia “tardiva”, ma uno strumento capace di incidere profondamente sugli equilibri economici e giuridici consolidati. È il prezzo, necessario e inevitabile, di un sistema che preferisce correre il rischio dell’instabilità pur di non cristallizzare per sempre un possibile errore giudiziario.

Ovviamente in questo commento si è affrontato solo l’aspetto civilistico di un eventuale, tardivo proscioglimento di chi, fino ad oggi, ha scontato un lungo periodo di reclusione, in relazione a somme dallo stesso versate! Ben altra rilevanza potrebbe avere la richiesta di un risarcimento del danno, a seguito di un errore giudiziario che avrebbe annientato la vita di un ipotetico innocente, distruggendone sogni, speranze ed aspettative!

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