Nel panorama agroalimentare italiano si arricchisce di un nuovo protagonista verde-bianco: il Cavolfiore della Piana del Sele, recentemente riconosciuto dall’Unione Europea come Indicazione Geografica Protetta (IGP). Un risultato che non solo valorizza un prodotto agricolo di qualità, ma racconta una storia di territorio, tradizione e innovazione che parte dai campi della provincia di Salerno per arrivare sui mercati nazionali ed europei.
Un riconoscimento che conta
Lo scorso 2 luglio 2024 la denominazione “Cavolfiore della Piana del Sele IGP” è stata ufficialmente pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, entrando a far parte del registro delle Indicazioni Geografiche Protette per il comparto alimentare.
Non si tratta di un semplice titolo: l’IGP tutela il legame tra il prodotto e il suo territorio di origine, garantendo che tutte le fasi di coltivazione e immissione sul mercato avvengano secondo disciplinari precisi e riconosciuti dalla legislazione comunitaria.
Il cuore della Piana del Sele
La denominazione riguarda ortaggi appartenenti alla specie Brassica oleracea var. botrytis – cioè il cavolfiore – coltivati nell’area agricola della Piana del Sele, una vasta distesa fertile di campi nella provincia di Salerno, che comprende comuni come Battipaglia, Eboli, Capaccio Paestum, Pontecagnano Faiano, Albanella e altri.
Questa terra è caratterizzata da suoli di natura vulcanica e alluvionale, modellati nel tempo dalle eruzioni del Vesuvio e dai depositi del fiume Sele. La combinazione di microelementi minerali, struttura del terreno e clima mediterraneo crea un ambiente particolarmente favorevole alla coltivazione orticola e alla produzione di un cavolfiore dalla consistenza croccante e sapore pieno.
Caratteristiche organolettiche e qualità certificata
Il disciplinare di produzione IGP — parte integrante del riconoscimento europeo — definisce standard precisi per il cavolfiore della Piana del Sele, riguardanti forma, calibro minimo di 13 centimetri e caratteristiche organolettiche misurabili.
Secondo gli studi ufficiali, rispetto ad altri cavolfiori coltivati in diverse regioni italiane, quello della Piana del Sele presenta:
Maggiore contenuto di vitamina C e sali minerali come magnesio; Elevata consistenza e resistenza alla cottura, che mantiene croccantezza e dolcezza; Residuo zuccherino (°Brix) più alto, a indicare note più aromatiche e struttura gustativa più ricca.
Questi parametri non solo qualificano il prodotto dal punto di vista nutrizionale, ma lo distinguono anche per flessibilità culinaria, dalla preparazione al vapore o arrosto, fino alle creazioni gastronomiche più innovative.
Un modello di consorzio e filiera
Dopo l’iscrizione dell’IGP nella Gazzetta Ufficiale, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha ufficialmente riconosciuto il Consorzio di Tutela del Cavolfiore della Piana del Sele IGP, che riunisce i produttori aderenti e rappresenta il 100 % della produzione certificata.
Questo organismo ha l’obiettivo di promuovere, valorizzare e proteggere il prodotto sui mercati italiani e internazionali, rafforzando la reputazione di qualità e sostenendo una filiera agricola che coniuga tradizione e modernità.
Oltre il mercato: nutrizione e sostenibilità
Il cavolfiore, già da tempo riconosciuto per le sue proprietà nutrizionali — ricco di vitamine, fibre e composti antiossidanti — assume un ruolo ancora più importante all’interno di diete equilibrate e proposte gastronomiche sane. La certificazione IGP può anche aiutare a sostenere pratiche agricole più sostenibili, incentivando coltivazioni tracciate, tecniche di gestione del suolo attente e relazioni più strette tra produttori e consumatori.
Cosa cambia per consumatori e cuochi
Per i consumatori, il marchio IGP non è solo un logo in etichetta: è una garanzia di rintracciabilità, qualità e legame territoriale. Per gli chef, il Cavolfiore della Piana del Sele rappresenta una materia prima con specifiche tecniche precise e potenzialità gastronomiche elevate, adatta sia alla cucina tradizionale campana sia alle interpretazioni creative dell’alta cucina.




