Ascea, farmacia comunale. Acceso dibattito durante il consiglio comunale

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Ascea, farmacia comunale. Acceso dibattito durante il consiglio comunale

Dopo una durissima requisitoria di Pasquale D’Angiolillo, capogruppo di opposizione e un acceso dibattito consiliare, il sindaco di Ascea, Mario Rizzo, ha ritirato la proposta da lui stesso sottoposta all’esame del consiglio comunale del 3 agosto, avente ad oggetto, da una parte, il recesso dalla convenzione di gestione della farmacia comunale di Ascea Capoluogo, corrente tra l’ente locale e il consorzio farmaceutico intercomunale (C.F.I.) di Salerno, e dall’altra, la privatizzazione del servizio farmaceutico pubblico mediante l’alienazione del compendio aziendale ai privati.
Oltre che dall’intervento dell’esponente del gruppo consiliare «Uniti per Ascea» e del primo cittadino, il dibattito è stato anche animato dai consiglieri eletti nella lista civica di maggioranza Domenico D’Angiolillo, contrario alla proposta, e Michele Avallone, propenso ad una rimodulazione dello schema di delibera, nonché dal vicesindaco Antonio Criscuolo, in linea con l’impostazione contenuta nell’atto deliberativo poi ritirato.
L’avv. Pasquale D’Angiolillo ha evidenziato, preliminarmente all’avvio del confronto consiliare, che la proposta fosse inammissibile, giacché lo schema deliberativo non era accompagnato dalla documentazione tecnico – giuridica e economico – finanziaria richiamata a fondamento della decisione, ma anche perché carente dei pareri di regolarità contabile e di conformità a leggi, statuto e regolamenti, rimarcando l’assoluta contrarietà alla decisione anche sotto il profilo del merito.
È sulla base di tali motivi che il gruppo «Uniti per Ascea» – costituito, oltre che da Pasquale D’Angiolillo, anche dall’avv. Marco Sansone e dal rag. Ferminio D’Agostino – ha invitato il sindaco, nella qualità di proponente e di presidente del Civico Consesso, ad esercitare il potere di autotutela decisoria, al fine di non indurre il consiglio comunale ad assumere atti geneticamente illegittimi, ritirando l’argomento sottoposto all’esame del consiglio comunale nella seduta convocata, in sessione straordinaria.
La compagine di opposizione ha, invero, dichiarato di non condividere e di avversare la scelta di dismettere la titolarità pubblica del servizio farmaceutico ad Ascea in favore di privati sulla scorta di ipotetiche necessità di introitare somme necessarie a ripianare i buchi di bilancio.
“Non è “vendendo i gioielli di famiglia” che si risolvono i problemi del Comune. La farmacia comunale è un servizio pubblico e non si tocca!”, dichiarano i consiglieri Pasquale D’Angiolillo, Marco Sansone e Ferminio D’Agostino. “La gestione pubblica di un servizio sociale (quale quello farmaceutico) è l’unica modalità per garantire che siffatto servizio venga erogato in una realtà piccola quale quella di Ascea Capoluogo e delle frazioni in cui, per numero di abitanti, mole di fatturato e, dunque, convenienza imprenditoriale, alcun privato potrebbe sopravvivere.
Basterebbe confrontarsi con i dati di bilancio relativi alla farmacia comunale per comprendere che il sostanziale equilibrio garantito dalla gestione pubblica non consentirebbe ad alcun privato di garantire un servizio competitivo, per qualità e costi per la cittadinanza, quale quello attualmente offerto e, soprattutto, potrebbe determinare il pericolo concreto di un ritorno ad un passato già vissuto, ossia la chiusura dell’attività in danno alla collettività, con la perdita di un servizio essenziale. Probabilmente, con il passare degli anni, si è smarrita la memoria in ordine alle motivazioni che portarono, oltre otto anni fa, all’istituzione del presidio farmaceutico comunale, in un contesto territoriale, quale quello di Ascea Capoluogo e delle frazioni, ove era stata cancellata l’esistenza del servizio a seguito del trasferimento della preesistente sede farmaceutica ad Ascea Marina. Per molti anni, dopo l’apertura provvisoria di un dispensario, il servizio era stato interrotto, con conseguenze nefaste sulla popolazione (soprattutto anziana) del Capoluogo e delle frazioni.I cittadini di Ascea, allora, chiesero a gran voce una farmacia e l’apertura del presidio comunale fu salutata da tutta la popolazione come una conquista proprio in relazione ai bisogni di salute sino ad allora subordinati alle logiche privatistiche della remuneratività del servizio. La farmacia comunale, dunque, è un “bene comune” che, garantendo un servizio sociale imprescindibile, non può essere messo in discussione, non gravando in alcun modo sulle tasche dei cittadini. Se al comune servono fondi si colpiscano sprechi e privilegi e non i diritti alla salute dei cittadini”.

 

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