Ascea, continua la querelle sulla farmacia comunale

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Ascea, continua la querelle sulla farmacia comunale

Non si fa attendere la replica del gruppo consiliare “Uniti per Ascea” alle recenti dichiarazioni del sindaco di Ascea, Mario Rizzo, il quale, ribattendo a Pasquale D’Angiolillo, Marco Sansone e Ferminio D’Agostino, ha tacciato i tre componenti dell’opposizione di dichiarare falsità in ordine alla proposta di alienazione ai privati della farmacia comunale di Ascea Capoluogo.
“Come al solito Mario Rizzo ha preso fischi per fiaschi” – dichiarano i consiglieri comunali di opposizione – “E poiché non abbiamo ragione di dubitare che abbia compreso il senso inequivocabile delle nostre affermazioni, se c’è qualcuno che dice bugie, facendo della demagogia e del populismo la cifra distintiva del proprio mandato politico, questi è proprio il “primo cittadino”. Va, innanzitutto, rimarcato che il ritiro della sua proposta è stato determinato dall’assoluta impossibilità di deliberare a causa dell’indisponibilità, fra la documentazione dello scorso consiglio comunale, di tutti gli atti presupposti allo schema di deliberazione (in primis, la relazione tecnica del legale incaricato, su cui è basata essenzialmente la proposta di vendita della farmacia comunale) nonché dalla carenza dei pareri di regolarità contabile e di conformità a legge dell’azione amministrativa attivata. Va, poi, precisato che, diversamente da quanto asserito dal sindaco, in alcuna delle nostre dichiarazioni è stato mai “falsamente sostenuto” che è “intenzione dell’amministrazione Rizzo di  “sopprimere” o “far perdere” il presidio farmaceutico ad Ascea Capoluogo”. Abbiamo evidenziato, invece, con cristallina chiarezza, di non condividere e, anzi, di avversare la scelta di dismettere la “titolarità pubblica” del servizio ad Ascea in favore di privati, sulla scorta di ipotetiche necessità di introitare somme necessarie a ripianare i buchi di bilancio. Abbiamo motivato la nostra posizione politica ricordando, anche al sindaco “smemorato”, che, oltre otto anni fa, l’istituzione della farmacia comunale ha colmato il vuoto creato proprio dal privato che, a seguito del trasferimento della preesistente sede ad Ascea Marina, ha interrotto il servizio, dopo l’apertura provvisoria, a giorni alterni, di un dispensario, non ricevendone un ritorno economico”.
Continuano i consiglieri comunali: “In altri termini, a nostro avviso, non si può esporre alle scelte di convenienza di un farmacista-imprenditore la sorte di un servizio sociale essenziale (quale quello farmaceutico), subordinandone l’erogazione solo alle logiche della remuneratività, con il pericolo concreto di un ritorno ad un passato già vissuto”.
“Infatti, in una realtà piccola quale quella di Ascea Capoluogo e delle frazioni, per numero di abitanti, mole di fatturato e, dunque, regolare lucro d’impresa, alcun privato potrebbe sopravvivere a lungo: solo la gestione pubblica consente di garantire un servizio duraturo, competitivo e di qualità, con bassi costi dei farmaci per la cittadinanza, quale quello attualmente offerto”, evidenziano i membri dell’opposizione.
“Non è, peraltro, lecito attribuire, con affermazioni vaghe e anodine, presunte responsabilità alla precedente amministrazione comunale, definendo “irresponsabili” gli atti di chi ha, viceversa, il merito di aver restituito ad Ascea un presidio farmaceutico che era stato cancellato” – soggiungono Pasquale D’Angiolillo, Marco Sansone e Ferminio D’Agostino – “Se l’allusione di Mario Rizzo è alla clausola della convenzione che, per la gestione della farmacia comunale, impone al comune di sostenere oltre che i “costi diretti” anche i “costi indiretti”, il sindaco è fuori strada. Basti ricordare che è vero che l’accordo firmato ne comporta l’assunzione a carico di tutti i comuni convenzionati, ma altrettanto vero è che gli oneri sostenuti dal comune di Ascea sono attualmente proporzionati al fatturato dell’esercizio farmaceutico e, con una gestione virtuosa, potrebbero essere finanche compensati. Spetta all’amministrazione comunale, attraverso il rapporto con il C.F.I., fare in modo che ciò possa avvenire. Infatti, sin dall’istituzione della farmacia comunale, l’amministrazione in carica  (che, immediatamente dopo la stipula dell’accordo, ha avuto il controllo della farmacia gestendola attraverso il consorzio pubblico) avrebbe già potuto chiarire gli impegni contrattuali, rinegoziandoli ove opportuno, senza alcun pregiudizio per il servizio pubblico”.
“In proposito, non può non essere ricordato al sindaco” –  evidenziano, ancora, i componenti del gruppo consiliare “Uniti per Ascea” – “che è assolutamente noto che in ogni gestione esistono “costi diretti” e “costi indiretti”, associabili all’attività nel suo complesso, ma non alla singola unità di prodotto/servizio (affitti, assicurazione, ammortamenti, manutenzioni, controllo qualità, supervisione, energia, indennità, etc.). Per esemplificare, con un riferimento facilmente comprensibile, si consideri che per tutti i servizi comunali, anche se privi di rilevanza economica, l’ente comunale assume, oltre che i “costi diretti”, anche i “costi indiretti”, fra i quali anche quelli per il funzionamento o la manutenzione degli uffici comunali o le indennità di carica del sindaco e degli assessori. Anche questi, sotto il profilo economico, sono “costi indiretti” a carico della collettività. Non per questo, però, é ipotizzabile che i servizi comunali, soprattutto quelli di fondamentale importanza per la comunità di Ascea, vadano conferiti ai privati o addirittura eliminati”.
“Se poi il sindaco vuol ricercare un “atto irresponsabile” – concludono Pasquale D’Angiolillo, Marco Sansone e Ferminio D’Agostino – “esso è da individuare proprio nella sua ostinazione nel perorare, anche nella prossima seduta di consiglio comunale convocata per il 31 agosto, la proposta peregrina di abbandonare la gestione pubblica della farmacia in favore di acquirenti privati nonché di recedere dalla convenzione e di aprire un conflitto con il C.F.I., attraverso una lite che, in analoghe circostanze, altri comuni hanno già concluso con esito negativo, subendo la condanna al pagamento del debito, con il risarcimento dei danni arrecati e la refusione delle spese processuali. Non vorremmo che ad Ascea tocchi lo stesso destino, considerata anche la “leggerenza” con la quale l’amministrazione comunale ha spesso deciso di affrontare il contenzioso”.

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