Salerno, una lettera aperta diventa un grido d’allarme sull’inclusione scolastica degli studenti autistici. A scriverla è Annarita Ruggiero, madre di Nicolò, 13 anni, che denuncia una brusca regressione del figlio dopo un cambio di assetto scolastico: meno ore in classe, aumento delle crisi e perdita di una routine costruita in oltre undici anni di lavoro condiviso tra famiglia, scuola e servizi sanitari.
Cosa sta accadendo
Nicolò, ragazzo con autismo severo, fino a poco tempo fa frequentava 32 ore settimanali in un istituto a indirizzo musicale, con buoni risultati e una forte motivazione allo studio. Oggi, racconta la madre, riesce a stare a scuola solo 12–14 ore a settimana. La scuola, da luogo sicuro, è diventata “avversiva”: sono aumentate le crisi, il sonno è disturbato e si è registrata una regressione significativa.
Perché la denuncia
Secondo la famiglia, a pesare non è una singola scelta ma un muro burocratico che rallenta soluzioni rapide e condivise. «Mentre la burocrazia fa il suo corso, Nicolò perde chance», scrive Annarita, sottolineando come ogni settimana persa significhi meno autonomia e serenità.
Oltre i progetti di facciata: l’inclusione si fa ogni giorno
Nella lettera, la madre distingue tra iniziative simboliche e scelte concrete: l’inclusione, spiega, non si misura con “giornate a tema”, ma con ascolto, flessibilità organizzativa e collaborazione quotidiana. Per anni, racconta, questo approccio ha funzionato; oggi, invece, rigidità e pregiudizi rischiano di produrre danni irreversibili su ragazzi fragili e sulle loro famiglie.
Un ragazzo, non un “caso”
Nicolò non è un numero: ama viaggiare, fa sport, giornalismo e attività sociali. È anche un artista: la sua opera Ali della stessa farfalla è diventata un simbolo di speranza e inclusione, esposta a Sanremo e presto a Parigi. Da qui il messaggio che attraversa tutta la lettera: “Non permetterò che vengano spezzate le ali a mio figlio”.
«Per noi è crollata l’istituzione scolastica»
Il passaggio più duro è una data: 11 settembre 2025. «Per noi non sono cadute le torri, è caduta l’istituzione scolastica», scrive Annarita, raccontando il giorno in cui la fiducia in un sistema che dovrebbe proteggere si è incrinata. Nonostante tutto, la madre chiede interventi urgenti e tempestivi, perché il tempo, per ragazzi come Nicolò, è una variabile decisiva.
L’appello alle istituzioni
La lettera non chiede privilegi, ma il rispetto di un diritto fondamentale: il diritto allo studio pieno e non discriminato. L’appello è rivolto a scuola, sanità, amministrazioni e politica: attivarsi subito, trovare soluzioni mentre la legge segue il suo corso. Perché questa non è solo la battaglia di una famiglia, ma una domanda collettiva su quanta strada resti da fare per una scuola davvero inclusiva.


