Poche ore dopo il via libera dell’Ue all’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur, Coldiretti Campania e Cia Campania, due delle principali organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori, esprimono forti perplessità sull’intesa. Denunciano che l’accordo rischia di aprire il mercato europeo ai prodotti sudamericani senza adeguate garanzie sul principio di reciprocità, mettendo sotto pressione la competitività delle imprese locali e la sicurezza alimentare dei consumatori.
Coldiretti Campania si dice pronta a fare la sua parte per scongiurare tutti i pericoli che potrebbero derivare dal via libera ai prodotti del mercato sudamericano senza la certezza del principio della reciprocità. «Il rischio è di trovare il nostro mercato invaso di prodotti dal costo basso e dall’origine incerta. Si sta parlando tanto del rischio derivato dall’arrivo di carne brasiliana. In quel Paese ci sono regole sull’uso di ormoni della crescita e di antibiotici negli allevamenti che qui da noi sono vietati da oltre trent’anni» spiega il direttore di Coldiretti Campania Salvatore Loffreda. «Oltre alla concorrenza sleale nei confronti dei nostri allevatori che seguono regole rigide per garantirci prodotti di qualità, con questo accordo senza reciprocità garantita si tratta di mettere a repentaglio la salute dei consumatori che allettati da un costo più conveniente rischiano di mettere in tavola prodotti poco sicuri mettendo a rischio la salute propria e della famiglia» aggiunge il presidente di Coldiretti Ettore Bellelli. «Il Governo ha ricevuto rassicurazioni sulla reciprocità ma tutto è ancora da scrivere e gli allevatori e agricoltori della Campania sono pronti per proseguire la protesta a Strasburgo. La Coldiretti non si fida della Von Der Leyen e per questo motivo senza risposte certe in questi giorni sulla reciprocità, chiesta dal Governo italiano, torneremo nei prossimi giorni a urlare in maniera forte in Europa, a Strasburgo, il nostro no a questo accordo senza reciprocità. In Campania abbiamo già chiesto sostegno al nuovo consiglio Regionale e siamo pronti a tenere gli occhi ben aperti in modo da riservare ai prodotti a rischio dell’area Mercosur lo stesso trattamento già adottato per il concentrato di pomodoro cinese» concludono Bellelli e Loffreda.
«La qualità dell’agroalimentare campano non è negoziabile e non può essere sacrificata in nome di un libero scambio che, nei fatti, rischia di penalizzare le imprese agricole del territorio» tuonano da Cia Campania che esprime una posizione fortemente critica sull’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur: «Un’intesa che continua a presentare gravi elementi di squilibrio e che rischia di produrre effetti pesanti soprattutto nelle regioni a forte vocazione agricola del Mezzogiorno. La Campania rappresenta uno dei cuori produttivi dell’agroalimentare italiano, con filiere che vanno dall’ortofrutta alla zootecnia, dai cereali alle produzioni di qualità legate alle Dop e Igp. Un sistema che già oggi affronta costi di produzione elevati, rigidità normative, difficoltà legate al clima e una concorrenza sempre più aggressiva. In questo contesto, l’apertura ai mercati sudamericani, se non accompagnata da garanzie stringenti, rischia di accentuare divari territoriali e mettere in discussione la tenuta economica e sociale delle aree rurali». «In Campania – dichiara Carmine Fusco, Commissario regionale di Cia Agricoltori Italiani Campania – operano migliaia di aziende che rispettano ogni giorno regole stringenti su sicurezza alimentare, tutela ambientale e diritti dei lavoratori. Non è accettabile che l’Europa parli di sostenibilità e poi consenta l’ingresso di prodotti che non garantiscono gli stessi standard. Questo non è commercio equo, è concorrenza sleale sulla pelle di consumatori ed agricoltori». Secondo Cia Campania, la riduzione della soglia di salvaguardia al 5%, ottenuta grazie alla pressione delle organizzazioni agricole, rappresenta solo un primo passo e non può essere considerata una garanzia sufficiente. «Senza meccanismi automatici che facciano scattare le clausole di tutela e senza un sistema di controlli rafforzato, credibile e omogeneo in tutti i porti e i punti di ingresso europei – dicono – il rischio è che l’accordo produca danni irreversibili alle filiere più esposte. Particolare preoccupazione viene espressa per comparti strategici come carne, riso, frutta e ortaggi, che in Campania costituiscono un asse portante dell’economia agricola e dell’occupazione rurale. L’ingresso sul mercato europeo di prodotti ottenuti con l’uso di fitofarmaci vietati o con standard sanitari meno rigorosi metterebbe sotto pressione i prezzi, altererebbe la concorrenza e comprometterebbe la sostenibilità economica delle aziende locali». Sul piano politico, Cia Campania chiede con forza che l’agricoltura venga finalmente sottratta a logiche di compensazione e scambio all’interno dei grandi dossier commerciali internazionali. L’organizzazione sollecita il Governo italiano a mantenere una posizione coerente e determinata nelle sedi europee, evitando ambiguità. Allo stesso tempo, Cia Campania richiama la Commissione europea alle proprie responsabilità, chiedendo regole chiare, vincolanti e immediatamente applicabili, senza demandare ai singoli Stati membri l’onere di difendere i propri sistemi produttivi. «Senza una governance forte e controlli uniformi a livello comunitario, l’accordo rischia di trasformarsi in un grave precedente, che indebolisce l’agricoltura europea anziché rafforzarla. Che sia chiaro – conclude Fusco – L’Europa non può chiedere sacrifici ai propri agricoltori e poi legittimare una concorrenza che mette a rischio reddito, imprese, sicurezza alimentare e salute dei consumatori».


