Vivere a Salvitelle, per molti anziani, è diventato un percorso ad ostacoli. Da oltre cinque mesi il piccolo centro del Cilento è rimasto privo di qualsiasi attività commerciale: nessun alimentari, nessuna farmacia, nessun punto vendita di beni essenziali. Un vuoto che pesa soprattutto sulle fasce più fragili della popolazione.
A pagare il prezzo più alto sono gli over 70, costretti a spostarsi nei comuni limitrofi per acquistare anche i prodotti più semplici. Un viaggio che significa chilometri da percorrere, spese di trasporto insostenibili e una dipendenza sempre maggiore da parenti e conoscenti.
Tra loro c’è Luigia, pensionata con un assegno mensile di 300 euro, che racconta una quotidianità fatta di rinunce: «Per fare la spesa devo spendere quasi 30 euro solo di viaggio. È impossibile per me. Così rinuncio a molte cose, anche ai medicinali».
Non si tratta solo di pane e latte. L’assenza di negozi ha cancellato ogni punto di riferimento per l’acquisto di farmaci, prodotti per l’igiene e beni di prima necessità, trasformando la normalità in una lotta continua. Le strade di collegamento con i paesi vicini, lunghe e spesso difficili da percorrere, aggravano ulteriormente una situazione già critica.
Negli ultimi giorni gli anziani di Salvitelle hanno deciso di far sentire la propria voce, chiedendo l’intervento delle istituzioni locali. Tra le proposte avanzate c’è l’attivazione di una navetta che colleghi il paese ai centri limitrofi, una soluzione semplice ma decisiva per restituire un minimo di autonomia a chi oggi vive in condizioni di isolamento.
Il caso di Salvitelle è lo specchio di un problema più ampio che riguarda molti piccoli comuni italiani: lo spopolamento, la chiusura dei servizi e la progressiva perdita di vitalità sociale. Senza interventi concreti, intere comunità rischiano di spegnersi, lasciando gli anziani soli e senza tutele.


