Scorre il tempo e con esso si avvicina la soglia decisiva del 6 febbraio, termine ultimo entro il quale potranno essere revocate le dimissioni del sindaco di Salerno Enzo Napoli. Superata quella data, il percorso elettorale entrerà ufficialmente nel vivo, aprendo la fase che porterà all’elezione del nuovo primo cittadino e al rinnovo del Consiglio comunale del capoluogo.
In superficie domina una calma apparente, ma lontano dai riflettori il confronto politico è tutt’altro che fermo: riunioni riservate, contatti informali e posizionamenti individuali scandiscono un’attesa che, da statica, sta diventando progressivamente più tesa.
I possibili contendenti
L’unica certezza, al momento, riguarda il ritorno sulla scena di Vincenzo De Luca, il cui nome non è mai stato smentito come possibile protagonista della competizione. A sfidarlo, secondo le ipotesi che circolano, dovrebbe esserci un centrodestra unito e almeno altri tre candidati: Mimmo Ventura, in asse con Bandecchi; il movimento dei Figli delle Chiancarelle; e Alessandro Turchi per Salerno Migliore. Il numero degli sfidanti potrebbe salire a quattro qualora il progetto di “campo largo” non dovesse concretizzarsi.
Centrodestra al lavoro sui nomi
Sul versante del centrodestra, la coalizione è ancora impegnata nella scelta del candidato unitario. La Lega avrebbe indicato Dante Santoro, Fratelli d’Italia Gherardo Marenghi, mentre Forza Italia valuta una rosa composta da Guido Milanese, Giuseppe Fauceglia e Lello Ciccone.
Proprio gli azzurri rivendicherebbero la possibilità di esprimere il candidato, richiamando sia la convergenza avuta alle regionali su una figura di area meloniana sia il recente rafforzamento del partito sul territorio, grazie all’ingresso di esponenti di peso. La partita per il capoluogo, però, resta complessa e non priva di incognite.
Centrosinistra e nodo socialisti
Sul fronte opposto, il quadro appare ancora più fluido. I socialisti sono chiamati a sciogliere un nodo strategico: puntare sul “fattore De Luca” o privilegiare la tenuta della coalizione. Il partito guidato da Enzo Maraio, oggi assessore regionale al turismo, non ha ancora ufficializzato una linea. Pesano, da un lato, i legami politici costruiti negli anni con De Luca e, dall’altro, il ruolo centrale svolto dal Psi nella coalizione vincente alle ultime regionali.
Il tentativo di costruire un campo largo locale, per ora, non ha prodotto risultati concreti: Casa Riformista, Avs e Movimento 5 Stelle avrebbero un peso più contenuto rispetto allo scenario regionale. Il Pd, come ribadito dal segretario provinciale Enzo Luciano, attende gli sviluppi legati al 6 febbraio, anche se sul piano pratico l’iter resta invariato: nessuna lista depositata e nessun candidato ufficiale.
Il ruolo dei civici
A incidere sull’equilibrio finale potrebbero essere le formazioni civiche. Antonio Cammarota non ha ancora preso una decisione definitiva. «Non mi interessano le contrapposizioni ideologiche – ha spiegato – preferisco restare tra la gente, con proposte concrete. In Consiglio comunale abbiamo sostenuto la maggioranza quando lo ritenevamo giusto e ci siamo opposti quando necessario, avanzando alternative. Deciderò esclusivamente nell’interesse dei cittadini: la politica, per me, è servizio, non una corsa alla poltrona».
Nei prossimi giorni anche i Figli delle Chiancarelle annunceranno il proprio candidato sindaco, ironizzando sull’idea di campo largo e rilanciando simbolicamente “Largo Campo” come luogo d’incontro ideale della politica cittadina. Ventura e Turchi, intanto, hanno già confermato la loro discesa in campo contro l’ex governatore.
Con il 6 febbraio ormai alle porte, Salerno resta sospesa tra attese, trattative e strategie ancora da definire. Dopo quella data, la campagna elettorale non sarà più solo un’ipotesi, ma una realtà con cui tutti dovranno fare i conti.


