30 Gennaio 2026

San Gregorio Magno, coppia intossicata dal monossido di carbonio

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San Gregorio Magno, coppia intossicata dal monossido di carbonio

Un drammatico episodio di intossicazione da monossido di carbonio ha messo a rischio la vita di una coppia di coniugi a San Gregorio Magno, provincia di Salerno, richiamando l’attenzione sulla pericolosità di questo gas invisibile e inodore. L’intervento tempestivo dei familiari e la complessa macchina dei soccorsi, che ha visto protagonisti gli operatori del 118 e il personale medico dell’ospedale di Oliveto Citra – un presidio cruciale per l’Alto Cilento e le aree limitrofe – sono stati determinanti per salvare i due coniugi, ora in recupero dopo un delicato trasferimento a Salerno per cure specialistiche.

La corsa contro il tempo

La vicenda ha avuto inizio quando i familiari, preoccupati per l’assenza di risposte al telefono dopo numerosi tentativi, hanno deciso di recarsi presso l’abitazione della coppia, a San Gregorio Magno. La scoperta è stata agghiacciante: marito e moglie, rispettivamente di 62 e 54 anni, giacevano riversi sul divano, privi di coscienza. Pur fortunati nel loro ritrovamento, si trovavano in condizioni gravi, un segnale evidente di un’emergenza in corso.

Senza perdere un attimo, è stata allertata l’ambulanza del 118, che ha prontamente raggiunto l’abitazione. La velocità dei soccorsi è stata cruciale, dando il via a una corsa contro il tempo per strappare i due coniugi alle grinfie del veleno silenzioso che stava compromettendo le loro funzioni vitali.

L’intervento

Trasportati d’urgenza all’Ospedale di Oliveto Citra, i coniugi sono stati immediatamente presi in carico da un’équipe medica altamente specializzata. Sotto il coordinamento del primario del Pronto Soccorso, Dott. Francesco Cembalo, sono state avviate le prime e fondamentali procedure di rianimazione e stabilizzazione. A rafforzare il team di camici bianchi, sono intervenuti i rianimatori, guidati dal primario Dott. Luigi Pandolfo, la cui perizia è stata determinante per gestire una situazione clinica di estrema gravità.

L’ipotesi di intossicazione da monossido di carbonio è stata avanzata dai sanitari fin dai primi momenti e ha trovato rapida conferma dal laboratorio analisi: un impianto di termocamino, progettato per riscaldare l’intera abitazione, si era trasformato in una trappola mortale a causa di un malfunzionamento. L’efficienza dell’Ospedale di Oliveto Citra, struttura di riferimento per l’Alto Cilento e le zone limitrofe, ha dimostrato ancora una volta la sua importanza strategica e la preparazione del suo personale nel gestire emergenze complesse.

Il trasferimento

Nonostante le prime cure salvavita, le condizioni della coppia richiedevano un trattamento specifico: la terapia in camera iperbarica. Per questo motivo, pochi minuti dopo il loro arrivo a Oliveto Citra, avvenuto intorno alle 10:30, i camici bianchi hanno ottenuto il via libera per il trasferimento prioritario all’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno. I due pazienti, ricoverati in codice rosso, sono stati trasferiti con la stessa urgenza, sottolineando la gravità della situazione ma anche l’efficacia della rete di emergenza provinciale nel garantire le cure più appropriate.

La vicenda pone in evidenza l’importanza della prevenzione e della manutenzione degli impianti di riscaldamento, soprattutto in aree come la nostra, dove l’uso di termocamini e stufe a legna è diffuso. Un controllo regolare può fare la differenza tra un ambiente domestico accogliente e una minaccia invisibile.

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