5 Febbraio 2026

Alimenti ultra processati sotto accusa: creano dipendenza come le sigarette

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Alimenti ultra processati sotto accusa: creano dipendenza come le sigarette

Non semplici alimenti, ma prodotti studiati nei minimi dettagli per stimolare consumo ripetuto e fidelizzazione. È la tesi sostenuta da un gruppo di ricercatori delle Università del Michigan, Duke e Harvard in un’analisi pubblicata sulla rivista scientifica Milbank Quarterly, che mette sotto accusa i cibi industriali ultra-processati, paragonandoli – per logiche produttive e impatto sulla salute – alle sigarette.

Secondo gli studiosi, questi prodotti sarebbero progettati con tecniche avanzate di ingegneria alimentare per potenziare la risposta biologica e psicologica del consumatore. Non solo: anche le strategie di marketing giocherebbero un ruolo decisivo, contribuendo ad accrescere l’attrattiva, influenzare la percezione pubblica e, in alcuni casi, aggirare regolamentazioni stringenti.

Il punto centrale dell’analisi riguarda i meccanismi di gratificazione attivati nel cervello. Così come le sigarette sono calibrate per somministrare nicotina in modo rapido ed efficace, gli alimenti ultra-processati combinano zuccheri raffinati e grassi in proporzioni studiate per generare piacere immediato. Il risultato è una stimolazione intensa ma di breve durata, che favorisce il desiderio di una nuova assunzione in tempi ravvicinati.

Anche l’esperienza sensoriale viene considerata parte integrante del processo: sapori forti e immediatamente percepibili, consistenze studiate e un impatto visivo accattivante sono elementi che rafforzano il legame tra prodotto e consumatore. La digestione rapida e l’assorbimento veloce dei nutrienti contribuiscono ulteriormente a riattivare il circuito della ricompensa.

Per i ricercatori, dunque, l’approccio a questi prodotti non dovrebbe limitarsi alla dimensione nutrizionale, ma includere la prospettiva della scienza delle dipendenze. L’invito rivolto alle istituzioni è chiaro: considerare gli alimenti ultra-processati non soltanto come cibo, ma come beni di consumo ottimizzati per stimolare il piacere e favorire un uso compulsivo, con possibili conseguenze rilevanti sulla salute pubblica.

(Foto creata con Canva AI)

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