9 Febbraio 2026
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Omicidio Angelo Vassallo, il figlio: «Abbiamo sbagliato anche noi. Non credemmo a chi aveva paura»

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Omicidio Angelo Vassallo, il figlio: «Abbiamo sbagliato anche noi. Non credemmo a chi aveva paura»

A distanza di oltre quindici anni dall’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore di Pollica assassinato il 5 settembre 2010, emergono nuove e dolorose riflessioni da parte della famiglia. A parlare è Antonio Vassallo, che ripercorre errori, omissioni e paure maturate nei giorni successivi al delitto.

«In più di un’occasione abbiamo contestato l’operato degli inquirenti, soprattutto nella fase iniziale. Ma molti errori li abbiamo commessi anche noi», afferma. Il riferimento è a quanto raccontato, all’epoca, da una persona molto vicina al sindaco, con cui Vassallo si incontrava spesso all’enoteca sul porto di Acciaroli, tra lunghe conversazioni, sigari e rum. Un rapporto di fiducia che, col senno di poi, assume un peso decisivo.

Dopo l’omicidio, quell’uomo – Pierluca – si sarebbe avvicinato a membri della famiglia parlando di presunti traffici di droga e del coinvolgimento di soggetti ritenuti influenti, sostenendo che il sindaco avesse scoperto qualcosa di grave e fosse intenzionato a denunciare. Ma aveva paura. Paura di parlare, paura di non essere protetto, paura degli stessi inquirenti. «E noi non gli credemmo – ammette Antonio Vassallo –. Non riuscivamo ad accettare che un colonnello dei carabinieri potesse essere coinvolto nell’omicidio di nostro padre. Era inconcepibile».

Oggi, però, la lettura degli atti processuali restituisce un quadro diverso. Emergono pressioni, intimidazioni e minacce subite da Pierluca, che sarebbe stato persino picchiato in pubblico sul porto di Acciaroli per impedirgli di parlare. Avrebbe inoltre subito una perquisizione domiciliare. Ogni tentativo di raccontare la verità, spiega Vassallo, comportava conseguenze sempre più pesanti.

Schiacciato dalla paura, l’uomo avrebbe iniziato a ritrattare, sostenendo che le sue parole fossero state travisate. Proprio quelle contraddizioni, oggi, diventano elementi centrali nel processo.

Il procedimento giudiziario sull’omicidio di Angelo Vassallo è iniziato quest’anno, ma a oltre quindici anni dal delitto restano ignoti sia l’esecutore materiale sia i mandanti. «Quelle paure, quelle esitazioni, quelle versioni cambiate – conclude Antonio Vassallo – oggi sono fondamentali per capire cosa è davvero successo».

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