I tappeti tornano protagonisti nel design d’interni, non più relegati a complemento secondario ma elevati a veri e propri elementi identitari dello spazio. Tra ritorni stilistici, sperimentazioni di materiali e regole di posizionamento che amplificano percezioni e funzioni, il tappeto si conferma capace di trasformare una stanza, definendo zone, migliorando l’acustica e valorizzando l’architettura d’interno.
Perché il tappeto è tornato al centro dell’arredo
Negli ultimi anni il tappeto ha smesso di essere un accessorio “di contorno” per diventare un pezzo chiave dell’allestimento: serve a delimitare spazi, accogliere l’occhio verso punti focali e addirittura guidare i percorsi visivi in ambienti open space. Non è un caso se interior designer e brand stanno riscoprendo lavorazioni artigianali, texture tattili e motivi narrativi che raccontano storie culturali e identitarie.
Dimensioni: le regole (e quando si possono rompere)
Le dimensioni sono il primo criterio da considerare per scegliere il tappeto giusto:
- Soggiorno: il tappeto dovrebbe coprire l’area centrale e idealmente abbracciare almeno le gambe anteriori del divano e delle poltrone. Per spazi generosi si va dai 250×350 cm in su, mentre per composizioni più contenute si può partire da 200×300 cm.
- Sala da pranzo: la regola d’oro è che il tappeto sia più largo del tavolo di almeno 60 cm su ogni lato, così da consentire alle sedie di restare saldamente sopra quando si tirano indietro.
- Camera da letto: placare i piedi sul tessuto appena svegli è una sensazione irrinunciabile. Qui i formati più amati sono 200×300 cm o due tappeti affiancati ai lati del letto per corridoi morbidi.
- Ingresso e corridoi: spessi e stretti (70×200 cm o 80×300 cm) per accompagnare il passo e proteggere il pavimento nelle zone di passaggio.
L’errore più comune? Scegliere un tappeto troppo piccolo per lo spazio: visivamente “galleggia” e frammenta il layout. In certi casi, rompere le regole – per esempio con un quadrato audace in una zona circolare – può però dare carattere se sostenuto da un progetto coerente.
Tendenze 2026: texture, materiali e colori
Le tendenze per il 2026 confermano un ritorno alle radici artigianali e ai materiali naturali:
- Velluto e mohair per tappeti di lusso che catturano la luce e aggiungono un tocco di sofisticata morbidezza.
- Fibre naturali come lana, sisal e cotone intrecciato, apprezzate per sostenibilità e durata.
- Tappeti con motivi geometrici e palette organiche, ispirati alla natura: terracotta, sabbia, verde salvia, blu profondo.
- Cresce l’interesse per i disegni etnici reinterpretati in chiave contemporanea, frutto di collaborazioni con artigiani locali e workshop di design globale.
In parallelo, il minimalismo caldo guarda a superfici neutre e tessuti a basso contrasto, mentre l’eclettico osa con forme e colori saturi, rompendo la monocromia senza risultare disordinato.
Posizionamento e funzione: oltre l’estetica
Il tappeto non è solo bellezza, ma funzione:
- Acustica: riduce riverberi in ambienti ampi o con soffitti alti.
- Comfort: definisce aree relax e percorsi pedonali ergonomici.
- Zoning: in open space, il tappeto diventa elemento di segmentazione visiva, distinguendo zona pranzo, living e lounge senza barriere.
Designer e architetti sottolineano che un tappeto ben scelto è un investimento: più che un complemento, è un punto di ancoraggio visivo che lega insieme mobili, materiali e luce.




