17 Febbraio 2026
17 Febbraio 2026

Scomparsi nel Cilento 35 anni fa: il caso di Massimo e Ciro torna al centro del dibattito

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Scomparsi nel Cilento 35 anni fa: il caso di Massimo e Ciro torna al centro del dibattito

A distanza di oltre trent’anni, la scomparsa di Massimo Pepe e Ciro Maione continua a sollevare interrogativi mai chiariti. I due amici napoletani, di 18 e 17 anni, sparirono la sera di Pasqua, il 31 marzo 1991, nelle acque di Baia Arena, tra Montecorice e Castellabate. I loro corpi non sono mai stati ritrovati e, fin dall’inizio, la famiglia Pepe ha respinto l’ipotesi di un allontanamento volontario, chiedendo più volte la riapertura delle indagini.

A riaccendere l’attenzione sulla vicenda è Marianna Pepe, sorella di Massimo, che nei giorni scorsi ha presentato a Napoli, presso la sede dell’associazione “50&più”, il libro “Rubati al Tempo”, pubblicato da Armando Editore. Nel volume l’autrice propone una rilettura dei fatti e invita a non archiviare definitivamente una storia che, ancora oggi, resta priva di una verità accertata.

La famiglia era già stata colpita, in quegli anni, da un altro dramma: l’uccisione del fratello Gianni, assassinato durante il tentativo di furto della sua motocicletta. Una sequenza di eventi tragici che, secondo Marianna Pepe, ha lasciato ferite mai rimarginate.

«Ci è stata consegnata una verità da un terzo ragazzo che era con loro, ma proprio quella versione ha fatto emergere nuovi e inevitabili interrogativi. Per questo sono convinta che ci sia qualcuno che conosce elementi ulteriori e che non ha mai parlato», ha dichiarato l’autrice durante la presentazione, introdotta dal presidente dell’associazione “50&più” di Napoli, Maurizio Merolla.

Secondo quanto riportato dalle cronache dell’epoca, i due giovani si sarebbero allontanati dal gruppo di amici per raggiungere la spiaggia di Baia Arena. Qui, sempre secondo la ricostruzione fornita allora, sarebbero saliti su una piccola barca senza remi, non di loro proprietà, finendo alla deriva. L’imbarcazione venne recuperata a circa 14 chilometri dalla costa. Dei ragazzi, invece, nessuna traccia. Insieme a loro risultarono scomparsi anche la tenda montata sulla spiaggia e un’automobile.

Una dinamica che la famiglia non ha mai ritenuto convincente, anche alla luce del fatto che Massimo, stando ai racconti dei familiari, aveva paura del mare e difficilmente sarebbe salito su una barca in quelle condizioni.

«Tantissime persone, molte delle quali conoscevano molto bene Massimo, hanno visto qualcosa all’epoca dei fatti ma non hanno voluto raccontarlo. In un primo momento alcuni ragazzi avevano deciso di collaborare e di dare un contributo all’autorità giudiziaria, poi però hanno fatto un passo indietro», ha affermato l’avvocato Antonio Borrelli, legale della famiglia Pepe.

L’incontro è stato moderato dalla giornalista Elena Barbato. Tra gli interventi anche quello di Antonino Salvia, funzionario del Ministero della Giustizia, e dello psicoterapeuta Aldo Alberti di Catenaja. Un momento di confronto che ha riportato alla memoria una vicenda rimasta sospesa nel tempo, in attesa di risposte definitive.

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