17 Febbraio 2026
17 Febbraio 2026

Figlio muore a 25 anni dopo incidente, l’appello della mamma: «Vi prego, non correte»

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Figlio muore a 25 anni dopo incidente, l’appello della mamma: «Vi prego, non correte»

Una lettera lunga, intensa, attraversata da un dolore che non conosce tregua e da un appello accorato rivolto a chi ogni giorno percorre la Strada Statale 166 degli Alburni. A scriverla è la madre di Luca Minella, il giovane di 25 anni che ha perso la vita in un tragico incidente avvenuto lungo quel tratto di strada, all’altezza dell’ufficio postale e di un dosso diventato, da allora, un luogo di memoria e sofferenza.

Nel suo messaggio, diffuso sui social, la donna racconta il vuoto lasciato dalla scomparsa del figlio: una sedia rimasta vuota a tavola, una stanza che non verrà più abitata, il silenzio che accompagna le notti di una madre costretta a sopravvivere al proprio figlio. Ma soprattutto denuncia ciò che continua ad accadere su quella strada, dove – nonostante la tragedia – automobilisti e motociclisti proseguono a viaggiare a velocità sostenute e a compiere sorpassi azzardati in un punto in cui la visibilità è fortemente limitata.

La donna riferisce episodi recenti che l’hanno profondamente scossa: un’auto che avrebbe superato oltre quindici veicoli a velocità elevata nelle prime ore del mattino e un’altra che, in piena notte, avrebbe effettuato un sorpasso proprio sul dosso dove il figlio ha perso la vita, senza alcuna certezza sull’assenza di mezzi provenienti dalla direzione opposta. Scene che, per lei, riaprono ferite mai rimarginate.

«La velocità non dimostra forza né bravura, ma solo mancanza di rispetto per la vita», scrive la madre, ricordando una frase che Luca ripeteva spesso: “La strada non è una pista”. Parole che oggi diventano un monito rivolto a tutti, affinché rallentino e comprendano quanto possa essere irreversibile anche un solo attimo di imprudenza.

L’appello è diretto e universale: rallentare su quel tratto della SS166, davanti all’ufficio postale e su quel dosso dove una giovane vita si è spezzata, per rispetto non solo di chi non c’è più, ma anche dei propri familiari. «Nessuna madre dovrebbe imparare a vivere senza il proprio figlio», conclude.

La lettera, condivisa e commentata da centinaia di utenti, riaccende l’attenzione sulla sicurezza stradale lungo un’arteria già segnata in passato da incidenti gravi e richiama alla responsabilità individuale di chi si mette alla guida. Un dolore privato che diventa così un grido pubblico, nella speranza che da una tragedia possa nascere maggiore consapevolezza e, forse, salvare altre vite.

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