Il mondo arbitrale italiano si trova al centro di una profonda crisi istituzionale e regolamentare. Sotto la spinta della FIGC guidata da Gabriele Gravina, è in fase avanzata una riforma che punta a trasformare il ruolo degli arbitri di vertice in professionisti a tutti gli effetti, con un nuovo modello organizzativo e statutario. L’obiettivo, sottolinea Repubblica, è sottrarre all’Aia il potere di nomina dei designatori di Serie A e B.
La necessità di riformare il sistema arbitrale è emersa con forza dopo una serie di errori e critiche legate alla direzione di alcune partite di Serie A, e soprattutto in un clima segnato da tensioni istituzionali tra la FIGC e l’Associazione Italiana Arbitri (AIA). Recentemente la Corte Federale d’Appello ha confermato l’inibizione di 13 mesi per il presidente dell’AIA, Antonio Zappi, per pressioni interne negli organi tecnici arbitrali, e il suo ricorso è stato respinto, aprendo la strada alla possibile decadenza dalla carica.
Questa vicenda ha riacceso il dibattito sulla gestione e sull’autonomia degli arbitri, con la FIGC che ha indicato la riforma arbitrale come uno dei punti fondamentali del proprio programma di modernizzazione.
Una società arbitrale indipendente: il modello “professionista”
La proposta centrale prevede la creazione di una nuova struttura – una società interamente controllata dalla FIGC – dedicata alla gestione degli arbitri di Serie A e Serie B. Questa entità, ispirata in parte a modelli come la PGMOL inglese, avrà un consiglio di amministrazione, un amministratore delegato e un designatore arbitrale indipendenti. Tale struttura non dipenderebbe più dall’AIA, come avviene oggi, ma da un’organizzazione più snella e moderna, con poteri di nomina, formazione e valutazione.
Secondo le bozze discusse dai vertici federali, il nuovo sistema introdurrebbe il professionismo per gli arbitri di vertice a partire dalla stagione 2026/27, garantendo contratti e tutele simili a quelli dei calciatori e degli allenatori professionisti.
Obiettivi e critiche
L’obiettivo dichiarato è quello di aumentare qualità, autorevolezza e trasparenza delle decisioni arbitrali e di dotare gli arbitri delle risorse necessarie per concentrarsi a tempo pieno sul loro ruolo.
Tuttavia, non mancano perplessità e critiche. Da un lato, alcuni tecnici e osservatori sottolineano che la FIGC potrebbe accrescere il proprio controllo sugli arbitri, mettendo a rischio l’autonomia tecnica garantita storicamente dall’AIA. Dall’altro, diffuse resistenze interne alla struttura degli arbitri lamentano potenziali conflitti di interesse e pressioni gerarchiche eccessive.
Nei prossimi giorni il testo di riforma sarà discusso dal Consiglio Federale e potrebbe essere formalizzato in vista della stagione 2026/27.




