23 Febbraio 2026
23 Febbraio 2026

Santuario della Madonna dell’Arco, la fede che cammina ai piedi del Vesuvio

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Santuario della Madonna dell’Arco, la fede che cammina ai piedi del Vesuvio

Tra la primavera e l’estate campana, lungo le strade che conducono ai piedi dell’antico cratere del Monte Somma, si muovono da secoli migliaia di pellegrini diretti verso un santuario che incarna un incontro tra fede popolare, storia e devozione: il Santuario della Madonna dell’Arco. Situato nel territorio di Sant’Anastasia in provincia di Napoli, il luogo deve il suo nome a un arco antico appartenente a un acquedotto romano, sotto il quale era collocata un’edicola votiva con l’immagine della Madonna con il Bambino, che ancora oggi costituisce il cuore della devozione mariana locale. 

La storia della Madonna dell’Arco affonda le radici nel XV secolo, quando, secondo la tradizione, nel Lunedì di Pasqua del 1450, l’immagine dipinta su quell’edicola fu colpita da una palla durante un gioco e cominciò a sanguinare dalla guancia sinistra: da qui nacque il culto intenso che avrebbe portato alla costruzione del santuario vero e proprio.  Nei decenni successivi, altri prodigi e racconti legati alla sacra effigie contribuirono alla diffusione della devozione oltre i confini del territorio; marinai e viaggiatori che partivano dal porto di Napoli portavano con sé la memoria della Madonna dell’Arco e la trasmisero nei porti del Mediterraneo e oltre. 

Il Santuario che si visita oggi fu edificato tra la fine del *500 e i primi anni del *600 su progetto attribuito a Bartolomeo Picchiatti e conserva l’antica effigie sopra l’altare maggiore. La pianta a croce latina, la navata unica con cappelle laterali e la cupola emergono articolate in un linguaggio architettonico che fonde elementi barocchi e classici, arricchito dall’esposizione di tavolette votive e ex voto che testimoniano secoli di grazie ricevute e di fede popolare. 

A differenza di altri luoghi di culto, la dimensione della Madonna dell’Arco si esprime con forza soprattutto attraverso la vita delle comunità di fedeli. Ogni anno, nel Lunedì in Albis, la festa del cosiddetto “Lunedì dell’Angelo”, migliaia di devoti — detti fujenti o battenti — si mettono in cammino da tutta la Campania, alcuni anche a piedi nudi o scalzi, per giungere al santuario. Vestiti di bianco con fasce rosse o azzurre, bandiere e stendardi, essi percorrono strade, vicoli e sentieri cantando litanie e antiche melodie popolari che risalgono al *400, trasformando la devozione in un’esperienza di fede collettiva, memoria e identità culturale. 

La celebrazione è un atto di fede che va oltre la religiosità individuale: è un momento di condivisione che raduna famiglie, intere paranze locali e gruppi organizzati. Per molti, il pellegrinaggio è espressione di un voto o di un ringraziamento per grazie ricevute, e la presenza di fedeli di tutte le età testimonia come questa tradizione sia viva e trasmessa di generazione in generazione. 

La devozione alla Madonna dell’Arco non si esaurisce nella primavera. Il calendario liturgico del santuario dedica attenzione anche ad altre ricorrenze, come la festa dell’Incoronazione di Maria Santissima, celebrata con antichi riti e anche con l’accensione simbolica di un fuoco sul campanile la seconda domenica di settembre, e la memoria liturgica fissata al 18 aprile. 

Oltre al significato religioso, il santuario rappresenta un patrimonio culturale e antropologico di rilievo per la Campania: migliaia di tavolette votive e oggetti ex voto conservati all’interno e nel Museo degli Ex Voto raccontano storie di devozione, speranze, malattie guarite e grazie ottenute, restituendo un ritratto vivido della pietà popolare nei secoli. 

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