In un mercato del lavoro in rapido cambiamento, l’impegno per la sostenibilità e la transizione ecologica sta imponendo un’attenzione crescente verso le cosiddette professioni “green”, cioè quelle legate alla gestione delle risorse, tutela dell’ambiente, economia circolare e tecnologie sostenibili. Secondo gli ultimi report del consorzio AlmaLaurea, che monitorano annualmente profili e condizioni occupazionali dei laureati italiani, i percorsi di studio con una forte componente scientifica e tecnologica – ambiti nei quali rientrano molte lauree con contenuti green – mostrano prospettive di inserimento nel mondo del lavoro superiori alla media nazionale.
I dati più recenti, riferiti ai laureati che hanno concluso i loro studi nel 2023 e monitorati un anno dopo il titolo, indicano che complessivamente il tasso di occupazione dei laureati italiani raggiunge il 78,6%, valore in crescita rispetto all’anno precedente. A cinque anni dal titolo, la condizione occupazionale migliora ulteriormente, attestandosi attorno al 90% o oltre, sia per chi ha conseguito la laurea triennale sia per i magistrali.
Se si guarda ai gruppi disciplinari, tipicamente i percorsi scientifici e tecnologici – come ingegneria, informatica e aree affini – si collocano tra i più richiesti sul mercato del lavoro, con tassi di occupazione ben sopra la media già a un anno dal titolo e consolidati nel medio periodo. Questi gruppi includono spesso competenze rilevanti per la transizione ecologica, come l’ingegneria ambientale, la gestione delle energie rinnovabili, la progettazione sostenibile e l’analisi dei sistemi naturali.
Per esempio, i laureati in ingegneria industriale e dell’informazione risultano tra quelli con i tassi occupazionali più elevati, con oltre il 92% dei laureati magistrali occupati a cinque anni dal titolo nei report AlmaLaurea. Anche discipline collegate alla dimensione “agrario-forestale” – che si intrecciano con attività di gestione del territorio, biosostenibilità e conservazione – mostrano risultati positivi con oltre l’82% di occupati nel medio termine, secondo le classifiche settoriali elaborate sulla base degli stessi dati AlmaLaurea.
Le lauree con contenuti collegati alla scienza dell’ambiente, scienze naturali e tecnologie sostenibili mostrano anch’esse percorsi occupazionali stabili, pur con variazioni che dipendono da atenei e specifici piani di studio. Dati preliminari riferiti a un corso di laurea magistrale in “Sustainable Chemistry and Technologies for Circular Economy” indicano un tasso di occupazione superiore all’85% a un anno dal titolo, con buona coerenza tra competenze acquisite e attività lavorativa svolta, anche se il numero dei rispondenti al campione è ancora limitato.
Nel complesso, il peso delle competenze green si riflette non soltanto nei tassi occupazionali rispetto alla media nazionale, ma anche nel profilo delle conoscenze richieste dalle imprese. Studi e indagini internazionali, come il Global Green Skills Report, indicano una forte crescita della domanda di competenze in materia di sostenibilità, con offerte di lavoro che richiedono almeno una “green skill” in aumento molto più rapido rispetto alla crescita dell’occupazione generale. Anche in Italia la transizione ecologica è vista come un’opportunità per i giovani laureati, ma resta un gap tra offerta e domanda di profili specifici.
Nonostante la generale crescita occupazionale, gli esperti sottolineano che per alcune lauree strettamente legate alle professioni ambientali la coerenza tra titolo e lavoro può essere più variabile, a seconda del mercato del territorio e delle reti di relazioni costruite durante il percorso universitario. In pratica, un laureato in scienze naturali o ambiente può trovare sbocchi in imprese, enti pubblici, organizzazioni di tutela ambientale o consulenza, ma l’inserimento può richiedere competenze trasversali o esperienze professionali accumulate attraverso tirocini e progetti.




