Super Head Leader Desktop 1
Belladonna super head leader mobile 1
9 Marzo 2026
9 Marzo 2026

Il prossimo referendum non prevede un minimo di votanti: come funziona realmente?

| di
Il prossimo referendum non prevede un minimo di votanti: come funziona realmente?

L’avvocato Simone Labonia ci illustra la normativa in materia, sottolineando di quanto questa renda importante una massiccia partecipazione al voto!

Il prossimo referendum confermativo riporta al centro del dibattito pubblico uno strumento di democrazia diretta spesso confuso con il più noto referendum abrogativo. Eppure le differenze, soprattutto in tema di quorum, sono decisive e incidono profondamente sugli effetti del voto.

Il referendum confermativo è previsto dall’art. 138 della Costituzione e interviene sulle leggi di revisione costituzionale o sulle altre leggi costituzionali quando, in seconda deliberazione, non siano state approvate da ciascuna Camera con la maggioranza dei due terzi. In tal caso, entro tre mesi, possono richiederlo un quinto dei membri di una Camera, cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La consultazione serve a “confermare” o respingere una riforma già approvata dal Parlamento.

Diverso è il referendum abrogativo disciplinato dall’art. 75 della Costituzione, che consente ai cittadini di cancellare, in tutto o in parte, una legge ordinaria o un atto avente forza di legge già in vigore.
La differenza più rilevante riguarda il quorum. Nel referendum abrogativo è necessario che partecipi alla votazione la maggioranza degli aventi diritto: senza il 50% più uno degli elettori, il risultato è nullo, a prescindere dall’esito dei voti espressi. Nel referendum confermativo, invece, il quorum non è previsto. Ciò significa che qualunque sia il numero dei votanti, l’esito è valido e vincolante.

È proprio questo aspetto a rendere il referendum confermativo particolarmente incisivo. Anche se alle urne si recasse una percentuale ridotta di elettori, il risultato inciderebbe comunque sull’iter della legge costituzionale. Se prevalgono i “Sì”, la riforma viene promulgata e entra in vigore; se prevalgono i “No”, la legge non può essere promulgata e decade definitivamente.

In altre parole, una riforma già approvata dalle Camere può essere bloccata da una minoranza attiva del corpo elettorale. È una scelta consapevole del costituente: trattandosi di modifiche alla Carta fondamentale, si è voluto garantire uno strumento di controllo popolare privo del filtro del quorum, così da evitare che l’astensione diventi una strategia politica decisiva. Il referendum confermativo, dunque, non è un semplice passaggio formale, ma un momento di sovranità diretta che può cambiare il destino di una legge costituzionale, indipendentemente dal numero dei votanti. Ed è proprio per questo che ogni voto, anche in un contesto di scarsa affluenza, assume un peso determinante.

Consigliati per te
Belladonna articolo desktop
Asi investigazioni mobile
Besani mobile second class 2_3

©Riproduzione riservata