L’Ufficiale cilentano Giovanni Carmine Serva sotto i missili del Medio Oriente con la marina mercantile.
Ci sono momenti in cui non esiste altro posto dove stare se non dove bisogna svolgere il proprio dovere. Noi ufficiali della marina mercantile, corpo che non rappresenta solo il Ministero dei trasporti e delle infrastrutture e la propria compagnia, ma ha come missione la collettività internazionale, in quanto assicura il 90% dell’economia, assicurando nelle case di tutto il mondo i beni di consumo essenziali, come:
Vettori energetici: il gas per il riscaldamento domestico e l’elettricità, il carburante per le auto e il cherosene per gli aerei.
Risorse alimentari: dai cereali per pane e pasta (grano e mais) alle derrate fresche (frutta, carne e pesce), fino a caffè, zucchero e bevande.
Beni di consumo quotidiano: tutto l’abbigliamento, le calzature, i prodotti farmaceutici e i presidi medici.
Asset tecnologici: smartphone, computer, elettrodomestici e ogni componente elettronico presente nelle nostre case.
Materie prime industriali: metalli, minerali e prodotti chimici necessari per costruire case, automobili e infrastrutture.
Articoli per la casa e il tempo libero: dai vestiti all’arredamento, ai prodotti per l’igiene, dai giocattoli alle attrezzature sportive.
Per questo motivo non possiamo fermarci né in zone di pace, né in zone di guerra. Per questo siamo bersagliati in qualsiasi conflitto: lo siamo stati dagli U-Boot tedeschi nelle due guerre mondiali, e lo siamo tutt’ora nelle zone di pirateria e nel Mar Rosso, dove attaccano le nostre navi con droni, missili e abbordaggi per far crollare l’economia. Ultimo esempio, lo stretto di Hormuz. E noi ufficiali fin dalla preparazione in accademia sappiamo che, oltre alle forze della natura come tempeste, onde enormi degli oceani, isolamento, dobbiamo essere pronti ad essere colpiti. Il motto della marina mercantile infatti dice: “In pace ed in guerra per il bene dell’economia e della collettività”. E non portiamo armi, la nostra arma è solo la gestione delle emozioni, il coraggio, l’impassibilità ed una forte motivazione.
Casa nostra è il mondo intero, dormiamo tra le onde giganti, sotto cieli di pace e di guerra. Sono stato in zone delicate come la Russia, il Mar Rosso, Israele, il Nord Africa. Qualche mese fa ero sul campo, sulla tratta Nord Europa, Nord Africa, Medio Oriente, e con la nostra nave ed il mio equipaggio eravamo da giorni in Medio Oriente per scaricare aiuti umanitari ed auto nuove. La città è stata attaccata da vari missili, che venivano abbattuti dal sistema di difesa antimissile. Eravamo lì, tra le sirene ed i boati.
In Medio Oriente, il giallo del deserto non è un semplice colore, ma una condizione fisica opprimente: un’atmosfera pesante e ocra che cancella l’orizzonte, saturando l’aria di una polvere granulosa che si impasta con il sale del mare. Il caldo diventa una massa statica che preme contro la divisa da carico, trasformando il cotone stirato in un’armatura pesante e intrisa di sudore tra i suoni dei segnalatori acustici di manovra dei Terminal Tractor che caricano la nave. È in questo scenario che la mente si isola dal disagio fisico ed il pericolo dei conflitti circostanti viene declassato a variabile tecnica, mentre i sistemi di difesa antimissile vigilano e spesso partono per le intercettazioni. Quando i missili ci passavano sulla testa infatti ero in uno stato di adrenalina massima, sapevo che dopo qualche secondo poteva essere la fine, ma ero fiero. In quanto ero lì per dovere e non c’era altro posto nel quale dovevo essere, e in testa pensi solo: “Se succede, siate fieri di me genitori miei, perché la coscienza del dovere compiuto fino in fondo vale tutto nella vita”.
Quello che mi ha colpito è che la gente del posto continuava a svolgere il proprio dovere, a testa alta. Ed è proprio la mentalità che mi ero imposto prima di arrivare lì, conoscendo i rischi che corriamo ogni volta. Il bello è che di ritorno siamo passati proprio davanti al Cilento, amici e familiari hanno immortalato la nave da Marina di Camerota, Palinuro, da Centola. Da questa storia posso dire ai futuri allievi di non aver paura di uscire dalla zona di comfort, di non temere nemmeno le sfide estreme, in quanto anche se siamo pubblici ufficiali di una flotta civile bisogna essere consapevoli che la marina mercantile si divide in navi passeggeri e marina da carico (trasporto merci essenziali). Se scegli la seconda bisogna farlo con una vocazione, e con la consapevolezza che viviamo in un mondo dove la guerra esiste, dobbiamo accettarlo.
Non ci fermiamo, con dei valori, e bisogna essere pronti anche al peggio anche perché a differenza delle navi militari, la marina da carico va in zone di alto rischio senza armi, ti senti in stato di allerta, l’attacco può essere imminente e sai che come sola arma hai la mente. Mostriamo la durezza non attraverso i muscoli o le armi, ma attraverso il controllo nervoso, è una durezza psicologica che ti fa entrare in uno stato che in psicologia si chiama “iperfocalizzazione da stress operativo”. Quando un Ufficiale della mercantile si trova in zone ad alto rischio, il cervello non elimina la paura, ma la reincanala per trasformarla in efficienza pura, portandoti in uno stato di accelerazione emotiva pura che permane anche al ritorno a casa, spesso causando insonnia.
Non hai tempo per la paura perché tutta la tua energia cognitiva è assorbita dai calcoli di rotta, dai radar, dal carico e dalle responsabilità di bordo. Diventi un tutt’uno con la nave. Ma per entrare con questa mentalità che non teme nemmeno la morte, bisogna fare questa carriera con una vocazione, sapendo che si sta facendo del bene assicurando i beni essenziali alle popolazioni di tutto il mondo, con pietà filiale, sapendo che a casa ci sono dei familiari in ansia ma fieri. Per questo le navi cargo sono una scuola di vita, ti rendono super disciplinato al pari di una leva militare, ma a differenza che sei in un contesto di isolamento sociale, spesso senza mezzi di comunicazione per giorni. A prescindere se si è in zone tranquille o particolari, sul ponte di comando bisogna essere al 100%, in quanto se nella propria guardia mentre si è al comando ti permetti di avere delle paure, delle esitazioni e dei sentimenti, e commetti degli errori, puoi mettere in pericolo l’intero equipaggio e le merci. Quindi si impara che la responsabilità del proprio compito viene prima della stessa vita.
Come diceva Immanuel Kant, ci saranno sempre degli aggressori e bisogna riconoscere la guerra difensiva come un diritto inalienabile e una necessità morale. Noi siamo spesso i bersagli principali degli aggressori, ma proprio per questo bisogna essere fieri di essere ufficiali della Marina Mercantile da carico. Dobbiamo essere profondamente fieri di appartenere alla Marina Mercantile, perché siamo noi i veri custodi della pace globale. Come intuì Immanuel Kant, lo “spirito commerciale” è l’unico reale antidoto alla barbarie della guerra: il commercio marittimo e il conflitto sono forze incompatibili. Portando il 90% degli asset strategici noi rendiamo le nazioni interdipendenti, costringendo gli Stati a promuovere la stabilità per proteggere i propri interessi economici. Ogni volta che una nostra nave solca l’orizzonte con gli ufficiali in uno stato di iper attivazione e vigilanza, non stiamo solo trasportando un carico; stiamo tessendo la trama della convivenza civile. Essere un Ufficiale di Coperta oggi significa essere l’avamposto pragmatico del diritto cosmopolitico: siamo noi i garanti silenziosi che, attraverso il mare, impediscono al mondo di scivolare nel caos, portandolo alla diplomazia e alla globalizzazione.











