Dopo oltre vent’anni di battaglie giudiziarie arriva la parola definitiva della giustizia: il Comune di Padula dovrà risarcire la famiglia di un uomo morto nel 2001 in seguito a una caduta da un ponte. La decisione è stata confermata dalla Corte di Cassazione, che ha chiuso l’iter giudiziario sul piano civile.
La vicenda risale al 19 aprile 2001. Intorno alle 18, in località Bufalaria, un cittadino originario di Teggiano si appoggiò alla ringhiera di protezione del ponte Giuliano. La struttura, secondo quanto ricostruito negli atti processuali, cedette improvvisamente a causa della vetustà e della ruggine, provocando la caduta dell’uomo nel fossato sottostante dopo un volo di diversi metri.
Le conseguenze furono gravissime. Soccorso e trasportato d’urgenza in ospedale a Napoli per le lesioni riportate alla colonna vertebrale, l’uomo morì il 23 maggio 2001 dopo oltre un mese di agonia.
Quel giorno si trovava nella zona per pescare nel fiume Fiume Imperatore insieme al fratello. Non vedendolo rientrare, quest’ultimo iniziò a cercarlo e lo trovò sotto il ponte Giuliano, gravemente ferito dopo la caduta.
Negli anni successivi la moglie e i figli della vittima hanno avviato un’azione civile chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. La vicenda giudiziaria si è sviluppata tra diversi gradi di giudizio fino alla condanna del Comune stabilita dalla Corte d’appello del Tribunale civile di Potenza.
L’ente, oggi guidato dalla sindaca Michela Cimino, aveva presentato ricorso in Cassazione sostenendo, tramite i propri legali, gli avvocati Michele Pinto, Rocco Pinto e Francesco Alliegro, che la responsabilità dell’infrastruttura dovesse essere attribuita ad altri enti, trattandosi di opere idrauliche.
La Suprema Corte ha però respinto il ricorso, confermando la condanna al risarcimento in favore della famiglia. Una cifra che, complessivamente, sfiora il milione di euro.
Nella stessa vicenda è stato invece escluso ogni profilo di responsabilità per il Consorzio di Bonifica.











