Uno dei complessi religiosi più significativi dell’area interna cilentana è a Laurino, ed è la Collegiata di Santa Maria Maggiore, edificio che affonda le sue radici nell’Alto Medioevo e che per secoli ha rappresentato il centro spirituale e istituzionale dell’antico Stato di Laurino.
Le origini del luogo di culto risalgono tra il IX e il X secolo, quando attorno a un’antica edicola dedicata alla Madonna Odighitria sorse un cenobio italo-greco. In questo contesto monastico visse, secondo la tradizione locale, Sant’Elena Vergine Anacoreta, figura di grande devozione nel territorio cilentano. Nei secoli successivi il complesso religioso si sviluppò progressivamente fino a diventare uno dei principali poli ecclesiastici dell’area.
La chiesa venne elevata a collegiata nel 1577, ma l’aspetto attuale è il risultato della grande ricostruzione avviata nel 1776, che conferì all’edificio forme tardo barocche di gusto romano. La fabbrica settecentesca riprese in parte la struttura precedente del XV secolo, arricchendola con apparati decorativi in stucco e motivi ornamentali dorati che ancora oggi caratterizzano l’interno.
Il tempio presenta un impianto a croce latina con un’unica navata ampia e monumentale, culminante in un vasto presbiterio. La parte più antica dell’edificio è la cripta, situata sotto il presbiterio e il coro, che conserva tracce della fase medievale della chiesa ed è legata alla devozione per Sant’Elena.
Elemento di particolare pregio è il coro ligneo in noce, realizzato dall’intagliatore Gerolamo Consulmagno di Aquara. L’opera, composta da due ordini semicircolari di stalli con al centro la cattedra, presenta ricchi motivi scultorei: sui poggioli laterali compaiono teste di re e vescovi che terminano in figure simboliche come serpenti, leoni e galline, mentre sui pannelli laterali sono raffigurati la Madonna Odighitria e San Michele Arcangelo, tra i culti più antichi del territorio.
Di grande impatto scenografico è anche l’altare maggiore barocco, concluso da un imponente ciborio ligneo scolpito e dorato su fondo rosso. Al centro si trova la statua dell’Assunta, cui la chiesa è dedicata, affiancata dalle figure di San Daniele e della stessa Sant’Elena. L’altare custodisce inoltre il corpo di San Diodoro.
Tra gli ambienti più significativi spicca la cappella del Rosario, realizzata alla fine del XVI secolo e coperta da una volta a botte affrescata nel Seicento, probabilmente attribuibile al pittore barocco Paolo De Matteis, originario del Cilento. La cappella conserva anche un altare ligneo scolpito e dorato con la “cona” centrale.
Sulla parete sinistra della navata si trova invece il pulpito in legno scolpito dall’artigiano locale Vincenzo Ippolito tra Otto e Novecento. L’opera raffigura, tra gli altri elementi, l’urna di Sant’Elena, le cui reliquie – secondo la tradizione – furono riportate a Laurino nel 1882 dopo essere state custodite per secoli in diverse sedi ecclesiastiche.
La collegiata fu inoltre teatro di numerosi sinodi ecclesiastici, tra cui quello del 12-14 dicembre 1649 promosso dal vescovo Tommaso Carafa, uno degli eventi religiosi più rilevanti per la storia della diocesi.
Accanto alla chiesa si trova anche una curiosa testimonianza medievale: una vera ottagonale da cisterna scolpita tra XIII e XIV secolo, decorata con bassorilievi ricchi di simboli cristiani e motivi allegorici.
Oggi la Collegiata di Santa Maria Maggiore rappresenta uno dei monumenti più importanti del patrimonio storico e artistico dell’entroterra cilentano. Con il suo intreccio di stratificazioni medievali, arte barocca e tradizioni religiose locali, il complesso continua a essere uno dei simboli identitari di Laurino e uno dei gioielli architettonici della provincia di Salerno.
Foto: www.prolocolaurino.it











