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19 Marzo 2026
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Rifiuti tessili in Campania: un balzo del +54,1% nella raccolta, ma restano sfide e pericoli

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Rifiuti tessili in Campania: un balzo del +54,1% nella raccolta, ma restano sfide e pericoli

In Campania, la gestione dei rifiuti tessili si conferma un campo di battaglia cruciale per l’ambiente e l’economia circolare. Un recente dossier di Legambiente Campania rivela un’incoraggiante crescita della raccolta differenziata, con un aumento del +54,1% dal 2020, ma al contempo denuncia persistenti criticità e il preoccupante rischio di infiltrazioni criminali. Questo approfondimento esplora i dati provinciali e comunali, le proposte di Legambiente e le urgenti azioni necessarie per trasformare i “rifiuti dell’armadio” in risorse preziose per il futuro della regione.

I rifiuti tessili rappresentano una delle sfide ambientali e industriali più significative del nostro tempo. Non si limitano all’abbigliamento, ma comprendono tutti i tessuti che pervadono la nostra quotidianità, generando un flusso di scarti crescente e complesso da gestire. In Italia, l’obbligo di raccolta differenziata dei tessili è in vigore dal 1° gennaio 2022, un passo importante che ha tuttavia rivelato sfide operative e disomogeneità territoriali, dovute a regole comunali non uniformi, servizi variabili e comunicazioni spesso insufficienti.

In occasione della Giornata Mondiale del Riciclo, Legambiente Campania ha presentato il dossier “Tessili, la vita oltre l’armadio”, parte della campagna “Facciamo secco il sacco”. L’iniziativa mira a informare i cittadini campani per migliorare la raccolta differenziata, ridurre i rifiuti indifferenziati e recuperare materiali riciclabili. L’attenzione sui rifiuti tessili è cruciale per deviare una quota significativa di materiali dal secco residuo, potenziando le filiere del riuso e del riciclo nella nostra regione.

Campania: un bilancio tra luci e ombre nella raccolta tessile

I dati ISPRA, aggiornati al 2024 ed elaborati da Legambiente Campania, evidenziano un trend positivo e incoraggiante nella raccolta dei rifiuti tessili a livello regionale. Dal 2020 al 2024, il volume raccolto in Campania è aumentato del +54,1%, passando da circa 10.704 a 16.496 tonnellate. La crescita media annua è stata del 6,4%, con un ulteriore incremento del 6,8% tra il 2023 e il 2024, dimostrando un impegno crescente da parte della comunità.

Performance provinciali: dove la raccolta prende il volo (e dove fatica)

La distribuzione della raccolta a livello provinciale nel 2024 è, come prevedibile, concentrata nelle aree più popolose. La provincia di Napoli, con la sua densità abitativa, contribuisce per oltre la metà del totale regionale, con circa 8.700 tonnellate (52,8%). Seguono Salerno (circa 3.000 t, 18,5%) e Caserta (circa 2.800 t, 17,5%). Le province di Benevento (circa 970 t, 5,9%) e Avellino (circa 870 t, 5,3%) mostrano volumi minori, ma con dinamiche interessanti.

Il dato pro capite, un indicatore più efficace per confrontare la capacità di intercettazione tra i territori, mostra una media regionale di 2,95 kg/abitante. In questo contesto, Benevento si distingue con un’ottima performance di 3,74 kg/abitante, superando la media nazionale (3,1 kg/abitante). Seguono Caserta con 3,18 kg/abitante. Napoli, nonostante il volume assoluto maggiore, registra un dato pro capite di 2,94 kg/abitante, mentre Salerno si attesta a 2,89 kg/abitante. Avellino presenta il valore più basso con 2,21 kg/abitante, evidenziando margini di miglioramento significativi.

Il peso dell’indifferenziato: una sfida ancora aperta

Nonostante la crescita nella raccolta differenziata, il dossier Legambiente evidenzia una criticità preoccupante per la Campania: si stima che nel 2024 circa 135.000 tonnellate di rifiuti tessili siano finite nell’inceneritore di Acerra e oltre 155.000 tonnellate complessive nell’indifferenziato. Migliorare ulteriormente la raccolta differenziata dei tessili è quindi fondamentale per ridurre i conferimenti impropri, alleggerire il carico sui termovalorizzatori e promuovere una reale economia circolare per la nostra regione.

La visione di legambiente per una Campania più circolare

Mariateresa Imparato, Presidente di Legambiente Campania, ha sottolineato come “i dati mostrano una crescita della raccolta, ma anche criticità ancora aperte su qualità, tracciabilità e sbocchi”. Per affrontare queste sfide specifiche del contesto campano, Legambiente chiede di agire a monte con l’eco-design, promuovendo la durabilità dei prodotti e una reale responsabilità dei produttori lungo tutta la filiera.

Dall’eco-design alla trasparenza: le richieste chiave

A livello locale, Legambiente sollecita la Regione Campania a sostenere concretamente i Comuni, attraverso gli enti d’ambito, per valorizzare gli scarti tessili con attività mirate di sensibilizzazione e comunicazione ambientale rivolte ai cittadini. È inoltre indispensabile investire in impianti moderni e trasparenti, capaci di trattare i tessili in modo sicuro e tracciato, per contrastare efficacemente le infiltrazioni della criminalità organizzata che purtroppo sfruttano le lacune del sistema, specialmente in un territorio sensibile come il nostro.

Radiografia della raccolta: composizione e performance comunali sotto la lente

L’analisi ARPAC sulla composizione per codice CER nel 2024 rivela che circa il 68,1% dei quantitativi raccolti in Campania rientra nel codice CER 20 01 10 (abbigliamento) e il 31,9% nel CER 20 01 11 (prodotti tessili). Questa composizione è cruciale, poiché influenza direttamente gli sbocchi e le rese tra riuso, selezione e riciclo, determinando l’efficacia dell’intera filiera locale.

Chi fa meglio (e chi peggio) tra i grandi comuni campani

La rete di raccolta dedicata, obbligatoria dal 2022, è disomogenea tra i comuni campani. Tra quelli con oltre 50.000 abitanti, emergono esempi virtuosi come Casoria (15,9 Kg/abitante) e Portici (13,7 Kg/abitante) nella provincia di Napoli, e Benevento (6,4 Kg/abitante), che mostrano performance elevate, ben al di sopra della media regionale. Al contrario, comuni come Castellammare di Stabia (0,04 Kg/abitante), Torre del Greco (0,4 Kg/abitante) e Afragola (0,6 Kg/abitante) registrano valori molto scarsi, indicando una grave mancanza di servizi o consapevolezza. Anche Napoli, capoluogo regionale, presenta una raccolta modesta con soli 1,5 Kg/abitante, circa la metà della media regionale, suggerendo ampi margini di miglioramento.

L’ombra della criminalità: il lato oscuro del tessile usato

Il dossier Legambiente dedica un capitolo cruciale alle infiltrazioni della criminalità organizzata nella filiera degli indumenti usati e dei rifiuti tessili. Questo settore, data la sua importanza e il valore economico lungo le fasi di raccolta, selezione e commercializzazione, crea “aree grigie” che possono essere sfruttate da attività illecite, soprattutto quando manca un’adeguata verifica e trattamento dei materiali. La Campania, in particolare, è un territorio in cui la vigilanza e la trasparenza sono fondamentali per arginare questi fenomeni e garantire che la raccolta differenziata diventi un’opportunità di sviluppo sostenibile e non un terreno fertile per l’illegalità.

In sintesi: i punti chiave

  • La raccolta differenziata tessile in Campania è cresciuta del +54,1% dal 2020 al 2024, raggiungendo 16.496 tonnellate.
  • La provincia di Napoli raccoglie oltre la metà del totale regionale, ma Benevento e Caserta brillano per il dato pro capite.
  • Circa 155.000 tonnellate di tessili finiscono ancora nell’indifferenziato, di cui 135.000 nell’inceneritore di Acerra.
  • Legambiente chiede alla Regione Campania di sostenere i Comuni con campagne di sensibilizzazione e investire in impianti trasparenti.
  • Esistono forti disomogeneità tra i comuni campani: Casoria e Portici sono virtuosi, mentre Castellammare di Stabia e Afragola sono in grave ritardo.
  • Il settore è a rischio di infiltrazioni criminali, sottolineando la necessità di maggiore tracciabilità e controlli.

Domande e risposte (faq)

  • Cos’è la raccolta differenziata dei tessili in Campania?

    È il processo di separazione degli indumenti e di altri prodotti tessili dal flusso dei rifiuti indifferenziati, per avviarli al riuso, selezione e riciclo. Dal 2022 è obbligatoria in tutta Italia, inclusa la Campania.

  • Quali sono le principali sfide che la Campania deve affrontare in questo settore?

    Nonostante la crescita, la Campania deve migliorare la qualità e la tracciabilità della raccolta, ridurre l’elevato quantitativo di tessili che finisce nell’indifferenziato o nell’inceneritore (circa 155.000 tonnellate stimate), e contrastare il rischio di infiltrazioni criminali nella filiera.

  • Come posso contribuire come cittadino campano a migliorare la raccolta?

    È fondamentale differenziare correttamente tutti i prodotti tessili (abbigliamento, biancheria, scarpe appaiate, borse) nei contenitori specifici presenti nel proprio comune, informandosi sulle modalità locali e preferendo il riuso quando possibile.

  • Cosa chiede legambiente alla regione Campania per affrontare queste sfide?

    Legambiente sollecita la Regione a sostenere attivamente i Comuni nelle campagne di sensibilizzazione, promuovere l’eco-design per prodotti più durevoli e investire in impianti di trattamento moderni e trasparenti per garantire una filiera legale e sostenibile.

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