Arriva una prima risposta amministrativa al caso che ha coinvolto l’azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, finita al centro dell’attenzione mediatica per la diffusione di alcuni video diventati virali in poche ore. La direzione strategica ha disposto il trasferimento di quattro operatori sanitari: tre infermieri e un operatore socio-sanitario, tutti in servizio al Pronto Soccorso.
Il provvedimento, precisano dagli uffici di via San Leonardo, non ha natura disciplinare definitiva ma rappresenta una misura cautelativa e temporanea. L’obiettivo è consentire il regolare svolgimento delle indagini interne già avviate, senza interferenze legate al contesto lavorativo. L’azienda sottolinea che non spetta all’amministrazione anticipare giudizi prima della conclusione dell’iter istruttorio, ribadendo che ogni decisione è stata adottata «nelle more che vengano concluse le indagini».
La scelta di spostare il personale coinvolto risponde anche alla necessità di alleggerire il clima nel reparto d’emergenza, particolarmente esposto dopo la diffusione dei filmati. Una decisione che punta a garantire continuità assistenziale e serenità operativa, evitando che la pressione mediatica possa incidere sul lavoro quotidiano e sull’attività degli ispettori incaricati di ricostruire quanto accaduto.
Parallelamente, il riassetto organizzativo ha interessato anche i livelli di coordinamento infermieristico. La responsabile degli infermieri del Pronto Soccorso è stata infatti trasferita, ma in questo caso – chiarisce la direzione – si tratta di un passaggio legato all’applicazione del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro. La coordinatrice operava con un incarico ad interim pur appartenendo formalmente a un’altra unità operativa; da qui la decisione di ricondurla al reparto di origine nell’ambito delle nuove procedure per l’assegnazione degli incarichi.
Una scelta definita tecnica e non punitiva, inserita in un più ampio processo di riorganizzazione che mira a stabilizzare le posizioni secondo le nuove disposizioni contrattuali. Tuttavia, il provvedimento si colloca in un contesto segnato dalle conseguenze del caso mediatico, che ha inevitabilmente inciso sugli equilibri interni.
Al centro dell’inchiesta restano i video diffusi online, che avrebbero mostrato comportamenti ritenuti non conformi agli standard richiesti in ambito sanitario. Le verifiche in corso dovranno accertare eventuali violazioni delle norme sulla privacy dei pazienti e del codice di comportamento dei dipendenti pubblici.
Per il momento, dunque, i trasferimenti restano legati alla durata delle indagini. Solo al termine degli accertamenti si potrà stabilire se i quattro operatori saranno destinatari di ulteriori provvedimenti o se potranno tornare alle loro precedenti mansioni. Nel frattempo, l’azienda prova a contenere l’impatto della vicenda, tutelando l’operato della maggior parte del personale e cercando di preservare l’immagine della struttura sanitaria.












