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15 Maggio 2026
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Dalle farfalle ai pinguini: le specie animali che il cambiamento climatico sta mettendo a rischio

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Dalle farfalle ai pinguini: le specie animali che il cambiamento climatico sta mettendo a rischio

Le farfalle che scompaiono dalle campagne europee. I pinguini antartici costretti a riprodursi sempre più a sud. Gli orsi polari che perdono il ghiaccio necessario per cacciare. Ma anche api, rondini, anfibi e pesci del Mediterraneo.

Il cambiamento climatico non sta modificando soltanto le temperature del pianeta: sta ridisegnando la geografia della vita animale. E secondo gli scienziati, gli effetti sono ormai visibili dagli ecosistemi polari fino alle città italiane.

L’ultimo rapporto dell’IPBES — la piattaforma intergovernativa ONU sulla biodiversità — avverte che circa un milione di specie animali e vegetali rischia l’estinzione nei prossimi decenni, con il cambiamento climatico tra le principali cause della perdita di biodiversità globale.

Farfalle, le prime sentinelle della crisi climatica

Tra gli indicatori più sensibili ci sono le farfalle. In Europa molte specie stanno diminuendo rapidamente a causa dell’aumento delle temperature, della siccità e della trasformazione degli habitat agricoli.

Secondo l’European Environment Agency, le popolazioni di farfalle delle praterie europee sono diminuite di circa il 36% dal 1990.

Il fenomeno riguarda anche l’Italia. Estati sempre più calde e periodi prolungati di siccità stanno alterando i cicli di fioritura delle piante da cui dipendono gli insetti impollinatori. In molte aree alpine alcune specie si stanno spostando verso quote più elevate nel tentativo di trovare temperature compatibili con la sopravvivenza.

Gli effetti non riguardano soltanto la biodiversità: gli insetti impollinatori hanno un ruolo essenziale nella produzione agricola e nella stabilità degli ecosistemi urbani e rurali.

Api e impollinatori: un rischio anche economico

Le api sono tra le specie più studiate dagli scienziati climatici. Ondate di calore, eventi meteorologici estremi e pesticidi stanno contribuendo al declino degli impollinatori in tutto il mondo.

Secondo la Commissione europea, oltre il 75% delle colture agricole dipende almeno in parte dall’impollinazione animale.

Il problema è ormai evidente anche nelle città italiane, dove la riduzione della biodiversità urbana e le temperature elevate modificano i tempi di attività degli insetti. In alcune aree urbane si osservano stagioni polliniche anticipate e squilibri tra piante e insetti.

Molti comuni stanno reagendo creando corridoi verdi, prati urbani e rifugi per impollinatori, nel tentativo di mitigare l’effetto delle isole di calore cittadine.

I pinguini senza ghiaccio

Se nelle città europee spariscono gli insetti, in Antartide il simbolo della crisi climatica resta il pinguino imperatore.

Uno studio pubblicato su Nature Climate Change ha documentato il crollo di diverse colonie a causa della riduzione del ghiaccio marino, fondamentale per la riproduzione della specie.

Negli ultimi anni alcune colonie dell’Antartide occidentale hanno registrato fallimenti riproduttivi quasi totali dopo lo scioglimento precoce della banchisa.

Il ghiaccio marino è essenziale perché i piccoli possano svilupparsi prima di entrare in acqua. Quando il ghiaccio si rompe troppo presto, molti pulcini non sopravvivono.

Secondo il British Antarctic Survey, senza una drastica riduzione delle emissioni globali gran parte delle colonie potrebbe diminuire drasticamente entro la fine del secolo.

Mediterraneo tropicale

Anche il Mediterraneo sta cambiando rapidamente. Le acque più calde favoriscono la diffusione di specie tropicali e invasive, alterando gli equilibri della fauna marina.

Negli ultimi anni lungo le coste italiane sono aumentati gli avvistamenti di pesci tropicali provenienti dal Mar Rosso, meduse e specie che fino a pochi decenni fa erano rare nel bacino mediterraneo.

Secondo ISPRA, il Mediterraneo si sta riscaldando più velocemente rispetto alla media globale, con effetti diretti sugli habitat marini e sulla pesca.

Il cambiamento climatico modifica anche le rotte migratorie degli uccelli. Alcune specie anticipano le partenze, altre interrompono le migrazioni verso l’Africa perché gli inverni europei risultano più miti.

Gli animali si spostano, gli ecosistemi cambiano

La grande trasformazione in corso è soprattutto geografica. Molte specie si stanno spostando verso nord o verso altitudini maggiori per inseguire condizioni climatiche favorevoli.

Ma non tutte riescono ad adattarsi con la stessa velocità.

Gli anfibi, per esempio, sono tra gli animali più vulnerabili: dipendono da ambienti umidi e subiscono fortemente siccità e aumento delle temperature. Anche mammiferi alpini come lo stambecco o la lepre variabile rischiano di perdere habitat adatti nelle montagne europee.

Secondo il WWF, la crisi climatica amplifica le altre minacce già esistenti — urbanizzazione, inquinamento, agricoltura intensiva — creando una pressione simultanea sugli ecosistemi.

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