«Due suicidi (un detenuto di 33 anni trovato impiccato nella sua cella nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto e un detenuto di 44 anni a Teramo che muore inalando gas), la rivolta nel carcere di Benevento con oltre 150mila euro di danni, un drone con un 1kg di droga abbattuto nel carcere di Poggioreale (che porta ad oltre 10kg di sostanze stupefacenti ritrovate nel solo carcere campano), 203 telefonini sequestrati e 39 agenti picchiati nelle carceri della penisola nel giro di poco più di 24 ore: sono l’ennesima prova che le carceri sono fuori controllo come noi sosteniamo da oltre 4 anni.» Così Aldo Di Giacomo segretario del Sindacato di Polizia Penitenziaria
«La Campania – continua Di Giacomo – è la regione con più alto rischio rivolte in questo periodo estivo; il ritrovamento di telefonini e droga sono sicuramente un elemento positivo, ma l’assenza di stupefacenti e la possibilità di comunicare con l’esterno provocano malumori le cui conseguenze non sarebbero gestibili con i pochi uomini della polizia penitenziaria.»
«Questi fatti che seguono di poco l’agghiacciante episodio del carcere di Sassari dove è morto un detenuto carbonizzato, sono la riprova che lo Stato ha abdicato il controllo delle carceri alle mafie, di fatto facendole diventare tra le peggiori del mondo. Ciò che ci preoccupa di più è l’assoluta indifferenza del D.A.P. e del mGoverno che continuano a dire che tutto va bene e continuerà ad andare sempre meglio vista la previsione di diecimila uscite di detenuti in forza del nuovo decreto e i nuovi 10mila posti letto. Appare ovvio che hanno perso il controllo della realtà; a questo punto bisogna chiedersi se questa assenza assoluta sia dovuta ad un’acclarata incapacità-disinteresse o se c’è una volontà a non intralciare le attività delle mafie dentro e fuori le carceri (provocazione). L’ultimo baluardo a difesa della legge negli istituti penitenziari della nazione è rimasta la polizia penitenziaria ormai allo stremo, con oltre 7mila agenti in meno, costretta a turni di servizio di 12 ore senza riposo e ferie nella maggior parte dei casi. Abbiamo bisogno – conclude – di un interesse reale nei confronti del sistema penitenziario e della polizia penitenziaria per evitare un tracollo oramai
vicinissimo.»












