Nel 2025 il 60% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno. Il 64% lo aveva fatto almeno una volta nella vita e più di 340.000 studenti, circa il 14%, riferivano di aver giocato online. La Relazione annuale al Parlamento del 2026, basata sui dati 2025, rileva comportamenti di gioco a rischio o problematici anche tra gli 11 e i 13 anni, nonostante il divieto ai minori.
I numeri aprono il primo approfondimento di Oltre il Gioco, nuovo progetto editoriale indipendente dedicato all’informazione, all’orientamento e alla prevenzione del gioco problematico. Il lancio del sito è accompagnato dalla partnership con Loqui, piattaforma di terapia online e partner salute mentale del progetto.
Il fenomeno riguarda anche gli adulti. Uno studio epidemiologico dell’Istituto Superiore di Sanità, condotto nel 2017-2018, stimava 1,4 milioni di maggiorenni con un profilo di gioco a rischio moderato, pari al 2,8%, e 1,5 milioni con un profilo di gioco problematico, pari al 3%. Sommando i due gruppi, l’area di vulnerabilità coinvolgeva circa 2,9 milioni di persone. I risultati derivano però da uno strumento di screening e non equivalgono necessariamente a diagnosi cliniche.
Nel 2025 la raccolta complessiva del gioco pubblico in Italia ha intanto raggiunto 165,3 miliardi di euro, generando circa 11,4 miliardi di gettito erariale. Dietro questi volumi, per alcune persone il gioco può smettere progressivamente di essere un passatempo e compromettere salute mentale, relazioni, lavoro e gestione del denaro.
Dal 2013 il disturbo da gioco d’azzardo è classificato nel DSM-5 come dipendenza comportamentale. Tra i campanelli d’allarme indicati nell’analisi figurano l’aumento della frequenza e delle somme giocate, i tentativi falliti di smettere, l’irritabilità quando si prova a interrompere, la rincorsa delle perdite, prestiti, debiti e segretezza su conti e movimenti bancari. Possono inoltre comparire isolamento, perdita di interesse per altre attività e cambiamenti d’umore collegati alle vincite e alle perdite.
Anche i cosiddetti near miss, o quasi successi, possono favorire la ripetizione del comportamento. Sono risultati economicamente perdenti, come due simboli vincenti su tre in una slot, che possono essere percepiti come vicini alla vittoria. La ricerca citata nell’articolo mostra che possono coinvolgere circuiti cerebrali associati alle vincite e aumentare la motivazione a continuare. L’illusione di controllo e la convinzione che, dopo una serie di perdite, una vincita sia ormai “dovuta” possono alimentare ulteriormente il gioco.
Familiari e amici possono accorgersi del problema prima della richiesta di aiuto. Denaro mancante, bugie, prestiti, irritabilità, assenze e progressivo allontanamento dalle attività familiari o sociali sono segnali osservabili. Ed è importante affrontarli partendo da comportamenti concreti, senza accuse o diagnosi improvvisate, e senza attendere che la situazione sia completamente fuori controllo.
Loqui, partner salute mentale di Oltre il Gioco, sottolinea: “Un supporto specialistico permette di comprendere non soltanto quanto il gioco sia diventato problematico, ma anche quale funzione stia svolgendo nella vita della persona: ricerca di eccitazione, tentativo di gestire emozioni dolorose, difficoltà nel controllo degli impulsi o combinazione di più fattori. Riconoscere un problema di gioco significa osservare con maggiore chiarezza ciò che sta accadendo. Se il gioco d’azzardo riguarda direttamente te o una persona a cui vuoi bene, parlarne con un professionista o contattare un servizio specializzato può essere un primo passo concreto”.
In Italia è attivo il Telefono Verde Nazionale 800 558822 dell’Istituto Superiore di Sanità, anonimo e gratuito, rivolto sia alle persone con difficoltà legate al gioco sia a familiari e amici. È disponibile dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 16:00. Sul territorio è inoltre possibile rivolgersi ai Servizi per le Dipendenze delle ASL, i SerD.












