La musica di Raf arriva in Costiera Amalfitana: giovedì 20 agosto l’artista sarà protagonista all’Anfiteatro del Porto Turistico di Maiori con il suo tour “Infinito – Estate 2026”, un viaggio attraverso oltre quarant’anni di carriera. Un appuntamento attesissimo che celebra i 25 anni di “Infinito”, uno dei brani simbolo della musica italiana. Sul palco ripercorrerà le tappe più importanti del suo percorso artistico, dagli esordi ai grandi successi, fino ad arrivare ai nuovi capitoli, con “Ora e per sempre” e il recente “Pazzi Stupidi Ragazzi”.
“Infinito” compie 25 anni ma continua a emozionare anche i più giovani. Il segreto?
Come si può spiegare razionalmente qualcosa che è inspiegabile? La creatività ha dei lati che sono quasi una sorta di magia. È una canzone particolarmente ispirata; pensa che è una di quelle che mi è venuta più di getto rispetto ad altre, perché io sono molto lungo nella scrittura, non scrivo velocemente. È qualcosa che stupisce ancora oggi anche me. C’è una componente ritmica molto serrata. Se c’è una spiegazione razionale, forse è questa, ma in realtà non è così semplice: non è che usi una tecnica a tavolino e automaticamente viene fuori un pezzo che funziona. Ancora oggi, devo dire, mi stupisco del fatto che tanti ragazzi nati dopo il 2001 conoscano tutte le parole a memoria e la cantino.
Dopo Sanremo un nuovo disco. C’è il Raf delle origini o un artista che ha ancora voglia di sorprendere?
Nessuna delle due. Non c’è il Raf delle origini, perché è una canzone diversa nello stile musicale. Ma, allo stesso tempo, non c’è neanche la volontà di sorprendere a tutti i costi. Mi limito semplicemente a seguire due cose fondamentali: la prima è fare qualcosa che entusiasmi me e di cui non debba pentirmi. La seconda è riuscire ad arrivare alle persone, emozionarle. Molti mi dicono: “Questa canzone sembra la storia della mia vita”, perché alla fine le canzoni parlano spesso di emozioni universali. Ma mi piace anche scrivere canzoni energiche, che trasmettano quella spensieratezza e quella leggerezza che, quando ero adolescente, venivano spesso scambiate per superficialità. Io invece credo che quella leggerezza sia una delle cose più belle rimaste di quegli anni. Non tutto deve essere necessariamente profondo o impegnato: una cosa non esclude l’altra. Ci sono momenti in cui si possono affrontare temi importanti, essere profondi ed empatici rispetto a ciò che accade nel mondo, ma allo stesso tempo si può anche avere voglia di sorridere, divertirsi ed essere, semplicemente, “pazzi, stupidi ragazzi”.
Che rapporto ha con il Sud e con il pubblico campano?
Il pubblico del Sud, in generale, è più caloroso: questo è risaputo. È quasi banale dirlo. Ma questo non significa che sia meno esigente, anzi. Ascolta molto la musica, è attento. Non c’è però alcun problema di freddezza. Io adoro tutta la Campania. Anche nella mia band e nel mio staff si è creato un legame speciale: c’è anche un campano, un napoletano, nel mio staff, l’ingegnere delle luci. Siamo diventati una grande famiglia. Si è creato un ambiente bellissimo, perché tutti partecipano attivamente al progetto. Non sono semplicemente professionisti, artisti o musicisti che fanno il proprio lavoro: sentono il tour come qualcosa di loro. Il mio tour è anche il loro, e questa è una cosa meravigliosa.
Una sola canzone per raccontare chi è Raf oggi, qual è?
Ora e per sempre è sicuramente la canzone più autobiografica che io abbia scritto, però credo che non sarebbe sufficiente dire solo questo. Parla di me, della mia storia, racconta di due ragazzi che si sono conosciuti negli anni ’80: siamo io e mia moglie. Ma ci sono tanti brani che ho scritto negli anni e che raccontano parti di me: nell’album La prova, ad esempio, ci sono canzoni che parlano di quando ero un ragazzo con la chitarra sul Ponte Vecchio a Firenze. Non c’è quindi una sola canzone che posso indicare come “quella che mi racconta”, perché ogni brano contiene un pezzo di vita.












