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5 Settembre 2026
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Angelo Vassallo, il figlio racconta il “Sindaco pescatore” in un libro: «Aspetto il finale della giustizia»

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Angelo Vassallo, il figlio racconta il “Sindaco pescatore” in un libro: «Aspetto il finale della giustizia»

«Ci sono storie che non scegli di raccontare. Sono loro che, a un certo punto, chiedono di essere raccontate». A dirlo, sui social, è Antonio Vassallo, figlio di Angelo Vassallo, il ‘Sindaco pescatore’ di Pollica, ucciso il 5 settembre 2010 ad Acciaroli.

A sedici anni dalla morte del padre, Antonio racconta il percorso che lo ha portato a mettere nero su bianco la storia di Angelo Vassallo. «Per me è stato anche un modo per provare, dopo tanti anni, a placare quella rabbia che avevo e ho ancora dentro», spiega.

«Vengo dalla barca, dalle uscite a pesca. Non sono uno scrittore. Ma avevo bisogno di trovare un modo per raccontare», aggiunge. Una prima stesura rimane ferma per anni, fino alla ripresa del lavoro nel 2022, quando la famiglia ha la possibilità di conoscere la ricostruzione della Procura. «Ancora oggi la ritengo chiara e attendibile», sottolinea.

Poi arriva la pubblicazione. «Ci sono stati momenti in cui ho pensato che stavo buttando via tempo e lavoro. Oggi, invece, posso dire che Feltrinelli ha scelto di pubblicare la storia di Angelo Vassallo: l’uomo, il padre, il sindaco, il pescatore. Il suo amore per Acciaroli e per quella terra che aveva difeso fino all’ultimo».

Per Antonio, però, manca ancora una parte fondamentale: il finale. «Quello che avevo immaginato è un finale di speranza, che possa dare finalmente quel senso di giustizia che in questo Paese, troppe volte, è mancato».

Il figlio del Sindaco pescatore spiega quindi di aver scelto di non scrivere quel finale prima del 12 novembre, quando la Corte d’Appello sarà chiamata a pronunciarsi sul ricorso della Procura relativo alla posizione di Cagnazzo.

«Non so quale sarà quella decisione. So soltanto che, qualunque essa sia, cambierà ancora una volta il significato di tante pagine che ho scritto», afferma Antonio Vassallo.

La speranza, però, rimane. «Io continuo a sperare. Lo faccio per papà, per la mia famiglia e per tutti quelli che, in questi anni, hanno continuato a credere che la verità meriti di essere cercata fino in fondo».

E conclude: «Perché mio padre non è soltanto il ricordo di quella notte e del 5 settembre, ma tutto ciò che è stato prima di quella notte. E finché avrò voce, continuerò a raccontarlo».

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