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5 Settembre 2026
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Sedici anni senza Angelo Vassallo, il figlio Antonio: «Mia madre urlò: hanno ucciso papà»

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Sedici anni senza Angelo Vassallo, il figlio Antonio: «Mia madre urlò: hanno ucciso papà»

Era il 5 settembre 2010 quando Angelo Vassallo, sindaco di Pollica conosciuto in tutta Italia come il “sindaco pescatore”, venne assassinato mentre rientrava a casa. Sedici anni dopo, quella notte continua a dividere in due la vita della sua famiglia e a segnare profondamente la comunità cilentana che Vassallo aveva contribuito a trasformare in uno dei simboli della qualità della vita, della tutela ambientale e del turismo nel Cilento.

A ricordare quelle ore è il figlio Antonio Vassallo. Il padre venne ucciso intorno alle 21 e ritrovato circa un’ora più tardi. Antonio rientrò invece a mezzanotte, passando da un’altra strada e senza sapere cosa fosse accaduto.

«In casa non c’era nessuno ma non mi posi il problema, era ancora piena estate. Mi arriva una telefonata di pochissimi secondi, mentre sto cercando di prendere sonno: “Corri, c’è stato un incidente”. D’istinto vado a chiamare mio padre ma nella stanza non c’è, il letto è rimasto disfatto dal pomeriggio, con il giornale scompaginato. Mi affaccio e vedo in lontananza i lampeggianti blu dei carabinieri. Comincio a capire e corro, scalzo e in slip. Incontro mia madre, mi urla tra le lacrime: “hanno ucciso papà”».

Una manciata di minuti che ha cambiato per sempre la sua esistenza. Antonio descrive la propria vita attraverso un confine netto: ciò che esisteva prima del 5 settembre e ciò che è arrivato dopo.

«Il prima era sereno, spensierato, avevo una guida, un punto di riferimento in mio padre, poi è venuto il dopo nel gestire un periodo buio tra gli ostacoli incontrati per il ristorante, che la Procura chiuse per sei mesi per un abuso che non c’era, e per le mie vicissitudini politiche».

Antonio aveva provato anche a impegnarsi direttamente per Pollica. Un percorso durato sette anni e poi interrotto. «Volevo fare qualcosa per Pollica ma dopo sette anni ho preferito rinunciare: ho capito che gli ostacoli venivano dalle persone coinvolte come indagate nella vicenda di papà e di cui noi come famiglia ci siamo fidati commettendo un grande errore».

Parole dure sono riservate anche al rapporto con la comunità nella quale è cresciuto. Se prima Pollica rappresentava per lui una grande famiglia, dopo l’assassinio del padre qualcosa si è spezzato. «Prima per me il paese era famiglia, per me erano tutti amici e parenti. Dopo invece ho dovuto ricredermi, mi sono imbattuto in poca coerenza, poca attenzione e tanta ipocrisia. Dietro l’omicidio di papà ci sono molte persone che hanno pensato solo agli affari loro».

Antonio riconosce ciò che Pollica e Acciaroli sono diventate anche grazie al lavoro del padre, ma pone una domanda sulla riconoscenza mostrata negli anni dalla comunità: «Certo, oggi siamo un paese ricco, vivace turisticamente, ma la riconoscenza non si esprime solo a chiacchiere. Perché quando c’era da allontanare persone poco raccomandabili nessuno lo ha fatto?».

C’è poi il mare, il filo che continua a unire padre e figlio. Antonio fa il pescatore ed è titolare del ristorante “Il rosso e il mare”. Una passione nata quando era bambino, nonostante Angelo avrebbe preferito vederlo continuare gli studi.

«Io fin da piccolo ho sempre amato il mare, mi fa star bene, mi dà serenità. Quante litigate con papà che voleva che continuassi a studiare e io invece lo imploravo: fammi andare a mare, fammi pescare. Alla fine si è arreso, ma il percorso è stato difficile, pieno di sacrifici. Ma anche educativo».

Il nome di Angelo continua anche nella generazione successiva. Antonio ha un figlio di 12 anni che porta il nome del nonno. Un rapporto che ha attraversato momenti difficili dopo la separazione dei genitori, ma che oggi Antonio definisce «ottimo».

E c’è un altro progetto attraverso il quale Antonio vuole custodire la memoria del padre. In questi giorni ha firmato il contratto con Sem per il suo primo libro. Il titolo deve ancora essere scelto, ma l’obiettivo è già preciso: «Sono riuscito a fare una cosa a cui tenevo davvero tanto: non essere mai io il protagonista ma raccontare la storia di Pollica e di una persona straordinaria che era mio padre».

Oggi, 5 settembre, nel sedicesimo anniversario dell’omicidio, Antonio Vassallo ha scelto di partecipare alle celebrazioni organizzate a Pollica soltanto per un momento: la messa in suffragio del padre.

Sono trascorsi sedici anni da quella sera del 2010. Il tempo ha trasformato Pollica e Acciaroli, ma non ha cancellato la ferita lasciata dall’assassinio del sindaco pescatore. E soprattutto non ha cancellato una domanda che accompagna questa storia da quella notte: chi ha ucciso Angelo Vassallo e perché?

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