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5 Settembre 2026
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San Biase celebra la Madonna di Costantinopoli, il culto venuto dall’Oriente che unisce fede e tradizione

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San Biase celebra la Madonna di Costantinopoli, il culto venuto dall’Oriente che unisce fede e tradizione

“Di Costantinopoli, Vergine bella. Del nostro popolo sei la più bella”. Questo è uno dei canti liturgici più celebri che la comunità credente di San Biase – frazione del Comune di Ceraso nel Cilento – rivolge alla Vergine Maria di Costantinopoli, manifestando una vocazione sentita ed autentica, originatasi in tempi assai remoti ma sempre attuale. Un Credo anzitutto, una fede vigorosa e saldamente radicata, in grado di trascendere i secoli risultando impermeabile alla dimensione temporale. Un culto che, provenendo da Oriente, si arricchisce col tempo di nuovi elementi arrivando a sancire un’unione storica e culturale sulla base di un Credo comune tra l’Est e l’Ovest, l’Oriente e l’Occidente: due punti cardinali del globo che si dirameranno in direzioni diverse a partire da una comune radice. Una venerazione – sorta a Bisanzio per poi raggiungere l’Italia meridionale – che ha cause profonde, coinvolgendo la sfera prettamente spirituale per poi tradurla in devozione comunitaria, fino a trasformarla in senso comune che maturando diviene tradizione.

Un faro spirituale che ha accompagnato la vita di decine di generazioni di cittadini di San Biase, capace di far convergere i sentimenti cristiani più sinceri nel solco della devozione appassionata e autentica per la Madonna Odigitria che, con in braccio il Bambino Gesù, indica la via della salvezza attraverso il gesto della mano, adempiendo alla sua funzione di guida e di protettrice. Ma, insieme a San Biagio – medico, vescovo e martire, di Sebaste nell’antica Armenia, corrispondente alla città di Sivas nell’odierna Turchia; anche questo culto, quindi, arriva da Oriente -, la Vergine di Costantinopoli è anche elemento fondativo ineluttabile e strutturale dell’identità culturale che funge da collante gettando il seme dello spirito comunitario del borgo di San Biase, e coltivandolo attraverso i valori cristiani incarnati dall’adorazione mariana.
Settembre è il mese della Madonna di Costantinopoli. Un mese particolare che si interpone a metà fra l’estate e l’autunno facendo coincidere la celebrazione mariana con la fine della stagione estiva.

È anche il mese in cui le temperature ritornano miti dopo il calderone estivo; con giornate soleggiate in cui la limpidezza dell’aria tende ad esaltare l’intensità dell’azzurro del cielo creando con l’azzurro del manto della Madonna un effetto unico e coinvolgente, tra cielo e terra che sembrano unirsi sotto il dolce sguardo materno della Vergine.

Ma, a San Biase, il giorno “più sacro” arriva il secondo martedì di settembre quando gli uomini maggiormente in forma portano in processione la Vergine Maria per le vie del borgo, caricandosi sulle proprie spalle tutto il peso materiale della statua, che è anche il peso, immateriale ma emblematico, della fede, della storia, della tradizione.

Sotto gli archi illuminati con luci colorate di varie lunghezze d’onda, nell’ora del tramonto che con le sue variazioni di tonalità crea uno scenario variopinto, la statua della Madonna attraversa per l’unica volta all’anno le vie del piccolo borgo avvolta da un’atmosfera di festa e di autentica devozione, con il sottofondo musicale dei musicisti che scandiscono le note dei canti mariani. È un momento suggestivo e trascinante, capace di coinvolgere anche i meno devoti, rinnovando quel legame indissolubile che unisce la fede alle radici popolari nello spirito della tradizione.

IL CULTO VENUTO DA ORIENTE.

Quando nell’epoca dell’Impero bizantino prendono il via le persecuzioni iconoclaste – l’iconoclasmo fu un movimento di carattere religioso che si basava sul presupposto che la venerazione delle icone spesso sfociasse in una forma di idolatria – 1200 anni fa, molte rappresentazioni religiose, compresi capolavori artistici, vengono distrutti. Molti monaci e religiosi fuggono da Bisanzio per spostarsi verso Occidente portando con sé un carico di cultura, materiale e immateriale, destinato a segnare la storia dei secoli che verranno. Di origine bizantina, il culto mariano di Nostra Signora di Costantinopoli arriva in Italia proprio grazie ai monaci in fuga da Bisanzio a causa delle persecuzioni iconoclaste e poi per la caduta di Costantinopoli – attuale Istanbul e antica capitale dell’impero romano d’Oriente – a opera dei Turchi-ottomani.

La Chiesa cattolica (e anche quella ortodossa) riconoscono almeno quattro apparizioni mariane nella capitale dell’Impero romano d’Oriente, Costantinopoli. Secondo la tradizione, la Madonna sarebbe apparsa per la prima volta nel 455: il futuro Imperatore Leone I, detto il Trace, era ancora un soldato mentre accompagnava un cieco in una passeggiata fuori città quando avrebbe prima sentito una voce chiamarlo dall’alto e poi visto apparire la Vergine Maria. L’apparizione gli avrebbe annunciato la sua futura elezione al trono imperiale e la guarigione del cieco dalla sua condizione, oltre a invitarlo a costruire un santuario in suo onore. Dopo che le predizioni si avverarono, Leone I fece costruire una chiesa sul luogo dell’apparizione miracolosa. Una seconda testimonianza di apparizione della Vergine Maria di Costantinopoli risalirebbe al 552 nei riguardi di un bambino ebreo che sarebbe stato esortato, con successo, a rifuggire dai maltrattamenti del padre. Dopo l’apparizione, il bambino e sua mamma si sarebbero fatti battezzare. Ma la Madonna sarebbe apparsa anche nel 626 quando il patriarca Sergio I fece appello alla popolazione invocando l’intercessione di Maria per resistere all’assedio dei Persiani. Successivamente sarebbe stata avvistata una nobildonna, affiancata da due serve, che partendo da una chiesa si sarebbe diretta verso l’accampamento dei Persiani: gli spettatori avrebbero considerato l’accaduto come un intervento diplomatico dell’Imperatrice in persona. Alla fine, i Persiani avrebbero deciso di non procedere all’assedio di Costantinopoli; i fedeli interpretarono questo evento come un intervento della Madonna nelle vesti dell’Imperatrice. L’ultima apparizione riconosciuta è quella che riguarda i genitori del futuro Santo Stefano il Giovane – monaco e martire bizantino di Costantinopoli, ucciso nel 764 perché convinto oppositore della politica iconoclasta dell’Imperatore Costantino V – nel 714. La coppia avrebbe avuto difficoltà a concepire figli, e la donna recandosi assiduamente in chiesa per pregare l’intercessione di Maria avrebbe assistito alla sua apparizione. La Madonna le avrebbe annunciato che la sua preghiera sarebbe stata esaudita; la donna nello stesso anno partorì Stefano, consacrandolo a Dio.

LA FESTA DELLA MADONNA DI COSTANTINOPOLI A SAN BIASE, TRA SACRO E TRADIZIONE POPOLARE.

Il culto della Madonna di Costantinopoli a San Biase si arricchisce di elementi non religiosi che ricalcano il solco della tradizione popolare pur restando, in qualche modo, collegati all’evento sacro da cui si originano. Ma sono anche lo specchio in cui si riflettono le condizioni socio-economiche di una piccola comunità del sud Italia, l’espressione più autentica di un territorio e delle sue tipicità. Dalla “cusutula” bollita all’immancabile “scarola con le polpettine” passando per le tipiche “polpette di San Biase”, senza trascurare i dolci che variano dagli struffoli agli “scauratielli” con il miele, la famosa “pizza roce” cilentana con il naspro oppure le “pastorelle” a forma di stella con un ripieno dolce a base di castagna e ricoperte da miele – anche la tradizione culinaria assume inesorabilmente un carattere sacro perché a detta degli abitanti di San Biase questi piatti acquisirebbero un sapore speciale nei giorni di festa culminando nell’espressione popolare, spontanea ma sincera, che sigilla quell’unione inscindibile tra gastronomia e devozione: “a scarola come ssapè a Santu Iasi e a Maronna nun ssape ppè u riesto rre l’anno”.

Ma c’è un altro elemento che riflette la devozione comunitaria arricchendo il fascino della festa della Madonna di Costantinopoli: quando le giovani donne del paese, caricandole sulla propria testa, portano in processione le “Cente” – una sorta di ceste in legno addobbate con fiori, candele e nastri di vario colore – ricalcando la tradizione dei voti propiziatori offerti alla Vergine Maria.

LA PRIMA VOLTA DI DON STEFANO BAZZOLI COME PARROCO DI SAN BIASE.

La celebrazione della Madonna di Costantinopoli di quest’anno è molto particolare perché sarà la prima volta per Don Stefano Bazzoli come parroco del paese dopo la fine della storia con Don Aniello Panzariello durata per ben 28 anni. E dunque la festa della Madonna di Costantinopoli diventa il sagrato ideale che battezza un nuovo percorso di fede e di comunità continuando a tessere quel filo invisibile della tradizione che si tramanda di generazione in generazione nel solco della devozione mariana. Sotto lo sguardo protettivo e amorevole della Vergine, San Biase riscopre così la propria unità e le proprie radici, guardando avanti con fiducia insieme alla nuova guida spirituale di Don Stefano.

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