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25 Settembre 2026
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Buono pasto, la Cassazione: i turnisti non sono lavoratori di serie B

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Buono pasto, la Cassazione: i turnisti non sono lavoratori di serie B

Il lavoratore turnista non può essere considerato un dipendente di “serie B” quando si parla di diritti connessi all’orario di lavoro. È questo il principio che emerge dall’ordinanza della Corte, destinata ad avere particolare rilevanza per il personale sanitario e, più in generale, per i lavoratori organizzati su turnazioni.

Il principio affermato è chiaro: ai fini del diritto al buono pasto rileva la durata della prestazione giornaliera e il diritto a un intervallo non lavorato, non il fatto che l’orario sia organizzato in turni. La Corte ha quindi ritenuto irrilevante, sotto questo profilo, la particolare articolazione dell’orario.
Il ragionamento si collega all’articolo 8 del decreto legislativo n. 66 del 2003, secondo il quale, quando l’orario giornaliero supera le sei ore, il lavoratore deve beneficiare di una pausa. La funzione non è soltanto quella di consentire di mangiare, ma soprattutto di tutelare il recupero delle energie psicofisiche e la salute del dipendente.

Ed è proprio questo l’aspetto più importante della decisione. Il buono pasto non rappresenta semplicemente una comodità economica concessa dall’amministrazione, ma costituisce uno strumento collegato all’organizzazione del lavoro e al benessere del dipendente. Se il servizio richiede la presenza continuativa del lavoratore e la turnazione impedisce concretamente di usufruire della mensa, non può essere la stessa organizzazione del lavoro a trasformarsi nella ragione per negare il beneficio.
Turnisti sono gli operatori sanitari, ma anche numerosi dipendenti impegnati nei servizi pubblici essenziali, nella sicurezza, nei trasporti e nelle attività che non possono interrompersi secondo il tradizionale orario d’ufficio.

La Cassazione richiama così un principio elementare: la particolare organizzazione del lavoro non può comprimere i diritti che spettano al dipendente in ragione della durata della prestazione. Il turno può cambiare l’orario nel quale si lavora, ma non può, da solo, cancellare le garanzie riconosciute al lavoratore. Una decisione importante, dunque, soprattutto in una realtà nella quale proprio chi lavora di notte, nei festivi o attraverso turnazioni spesso garantisce la continuità di servizi indispensabili alla collettività.

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