Un detenuto salernitano proveniente dal carcere di Fuorni avrebbe convissuto per circa tre settimane con la scabbia senza che la patologia venisse riconosciuta durante la permanenza nell’istituto penitenziario. La diagnosi di scabbia severa è arrivata soltanto dopo il trasferimento dell’uomo in una comunità, dove si trova agli arresti domiciliari. Il detenuto è assistito dall’avvocato Stefania Pierro.
Secondo quanto ricostruito, i primi problemi cutanei erano comparsi circa venti giorni prima del trasferimento. L’uomo sarebbe stato sottoposto a due visite dallo stesso medico e il quadro sarebbe stato inizialmente ricondotto a una dermatite da stress, trattata con una crema.
Non essendo stata individuata una patologia contagiosa, durante la permanenza a Fuorni non sarebbero state adottate le specifiche misure precauzionali previste in presenza di scabbia.
La diagnosi dopo l’arrivo in comunità
Il quadro è cambiato una volta che il detenuto ha lasciato il carcere, dopo aver ottenuto gli arresti domiciliari presso una comunità. Il medico della struttura, dopo averlo visitato, ha ritenuto necessario richiedere una consulenza dermatologica specialistica.
Lo specialista avrebbe quindi diagnosticato una forma severa di scabbia. Da quel momento sono state adottate le misure previste per limitare il rischio di trasmissione: l’uomo è stato posto in isolamento all’interno della struttura che attualmente lo ospita.
Uno degli aspetti da chiarire riguarda proprio il periodo precedente alla diagnosi. Per circa tre settimane il detenuto avrebbe infatti continuato a vivere all’interno dell’istituto salernitano, entrando in contatto con altri reclusi e con il personale penitenziario, senza l’attivazione di un protocollo specifico.
Sanità penitenziaria, torna l’attenzione su Fuorni
La vicenda riporta l’attenzione sulle condizioni della sanità nel carcere di Fuorni, già oggetto negli ultimi mesi di segnalazioni e iniziative riguardanti l’accesso alle cure, i tempi delle visite specialistiche e la gestione delle persone con particolari fragilità.
Sul tema sono intervenuti in diverse occasioni il Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale Samuele Ciambriello, l’associazione radicale Maurizio Provenza e Nessuno Tocchi Caino, anche attraverso visite nell’istituto e iniziative dedicate ai diritti della popolazione detenuta.
Proprio in occasione di una recente visita a Fuorni, Ciambriello aveva indicato i ritardi nell’assistenza sanitaria tra le problematiche segnalate più frequentemente durante i colloqui con i detenuti.
A queste criticità si aggiungono quelle legate al sovraffollamento, alle condizioni strutturali dell’istituto e alla presenza di persone con fragilità psichiche che necessitano di percorsi assistenziali complessi. Il caso del detenuto al quale è stata successivamente diagnosticata la scabbia torna ora ad accendere l’attenzione sui tempi e sulle modalità dell’assistenza sanitaria all’interno della struttura penitenziaria salernitana.












