2 Gennaio 2026

A 13 anni non posso votare o guidare l’auto, ma posso cambiare sesso

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A 13 anni non posso votare o guidare l’auto, ma posso cambiare sesso

Il Tribunale civile di La Spezia ha autorizzato la rettifica del sesso anagrafico di un ragazzo di 13 anni, rendendolo così il più giovane in Italia ad aver ottenuto legalmente il cambio di genere riconosciuto dallo Stato. Con la sentenza citata i giudici hanno accolto il ricorso dei genitori, riconoscendo che il minore aveva maturato una piena consapevolezza della propria identità di genere e aveva compiuto un percorso clinico e psicologico adeguato per giustificare la modifica anagrafica.

Nel provvedimento il tribunale ha evidenziato diversi elementi ritenuti fondamentali: un percorso psicoterapico seguito con costanza, l’assunzione di terapie ormonali (bloccanti della pubertà) in un contesto clinico specialistico e una gestione matura del disagio sociale correlato alla disforia di genere. Secondo il tribunale, questi aspetti costituiscono elementi sufficienti per giustificare la rettifica del sesso e del nome nell’atto di nascita, con l’obiettivo di “ristabilire uno stato di armonia psicosomatica.

La vicenda, però, non riguarda solo questioni giuridiche e mediche, ed ha scatenato un acceso dibattito pubblico.
Da un lato, esponenti della famiglia e associazioni LGBTQ+ sottolineano come la sentenza rappresenti un passo avanti per il riconoscimento dei diritti delle persone transgender, soprattutto se supportate da valutazioni cliniche e familiari solide. Per molte famiglie e clinici coinvolti in percorsi di affermazione di genere, la decisione del tribunale spezzino può essere letta come il riconoscimento della sofferenza reale di chi vive una disforia di genere fin dall’infanzia.

Dall’altro lato, più voci critiche hanno espresso perplessità e preoccupazioni. Diverse associazioni hanno definito la sentenza “una follia assoluta”, evidenziando che la legge italiana non considera un minore maturo nemmeno per decisioni come un tatuaggio ma consentirebbe invece un cambio di genere anagrafico con interventi medici, che producono effetti potenzialmente irreversibili. Per questi critici, la giovanissima età del ragazzo e le implicazioni di lungo periodo delle terapie ormonali sollevano dubbi etici e sanitari sull’opportunità di tali provvedimenti prima della maggiore età.

Alcuni commentatori e specialisti invitano a una lettura più sfumata, distinguendo tra la rete di supporto familiare e clinico che ha accompagnato il minore e la necessità di normare con maggiore chiarezza e uniformità casi simili. Il dibattito riguarda, in ultima analisi, non solo il singolo caso ma l’intera questione di come il sistema giuridico e sanitario italiano affronta l’identità di genere nei minorenni, bilanciando diritti individuali, tutela psicofisica e parametri di maturità in una fase delicata dello sviluppo.

La sentenza di La Spezia rappresenta, indubbiamente, un precedente significativo e gli sviluppi futuri, sia in sede legislativa sia nel dialogo tra istituzioni e società civile, saranno fondamentali per definire regole e criteri per casi analoghi.

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